Un ricordo di Charles Aznavour nel centenario della sua nascita

Cento anni fa nasceva il grande chansonnier e attore francese, noto per numerosissime canzoni e per film come La fossa...

Charles Aznavour
foto Carlo Riccardi ©Archivio Riccardi

Cento anni fa nasceva il grande chansonnier e attore francese, noto per numerosissime canzoni e per film come La fossa dei disperati di Georges Franju, Tirate sul pianista di François Truffaut, Il testamento di Orfeo di Jean Cocteau, …e poi non ne rimase nessuno di Peter Collinson, Il tamburo di latta di Volker Schlondorff, I fantasmi del cappellaio di Claude Chabrol.

 «Sono come il caffelatte. Una volta mischiati gli ingredienti non si può più separarli: sono cento per cento francese e cento per cento armeno» (Charles Aznavour)

Nato a Parigi nel maggio 1924 (è morto nell’ottobre 2018) da due emigranti armeni, che si trovavano in Francia in attesa del visto per partire alla volta degli Stati Uniti – ma che alla fine non se ne andranno mai – Chahnourh Varinga Aznavourian – meglio noto come Charles Aznavour – rimarrà per tutta la vita molto legato al Paese di origine della famiglia.

Ha cantato in sette lingue – compreso l’italiano – oltre mille canzoni, in molti casi scritte da lui stesso, per un totale di oltre 180 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. La bohèmeJe m’voyais déjàLa mammaComme ils disent sono solo alcuni fra i brani portati al successo con voce melodrammatica e potente, nonostante la bassa statura ed un fisico molto esile. Fondamentale fu, nel 1946, l’incontro con la grande Edith Piaf (1915-1963), la quale lo scoprirà e lo porterà a suonare con la sua orchestra in giro per la Francia e negli Stati Uniti.

Per Edith Piaf scrive numerose canzoni (fra cui Je hais les dimanches, che lei rifiuterà e che verrà portata al successo da Juliette Gréco), mentre Aznavour come solista stenta ad affermarsi, fino al trionfo (nel 1954) con Sur ma vie, che lo porta finalmente all’Olympia.

Nel ’63 s’impone al Carnegie Hall di a New York, e visita per la prima volta l’Armenia. Due anni dopo allestisce a Parigi un’operetta (Monsieur Carnaval), da cui è tratta La bohème, che in Italia verrà portata al successo da Ornella Vanoni.

Negli anni Settanta diventa una presenza costante anche nei sabati sera televisivi italiani. Per le versioni italiane delle sue canzoni Com’è triste VeneziaL’istrioneE io fra di voi), che curava con grande attenzione, ha collaborato con Giorgio Calabrese e con Sergio Bardotti. Gli anni Settanta rappresentarono anche una certa svolta sociale con titoli come Mourir d’aimer, ispirato a un fatto di cronaca del 1969, e Comme ils disent.

Nel 1988, con il terremoto in Armenia, s’intensifica la sua azione a favore del Paese d’origine.

Instancabile viaggiatore, nel ’98 è stato nominato “Entertainer of the Century” dalla CNN grazie alla sua immensa popolarità mondiale. Negli Stati Uniti e in Inghilterra veniva sovente descritto come il “Frank Sinatra francese”, ma, a differenza di “The Voice”, in molti casi era lui stesso a scrivere le sue canzoni, rompendo vari tabù.

Si è esibito nei maggiori teatri del mondo, duettando con Liza Minnelli, Compay Segundo, Céline Dion e, in Italia, con Mia Martini e Laura Pausini. Nel nostro Paese, per quasi tutte le versioni italiane delle sue canzoni, ha collaborato con il paroliere Giorgio Calabrese. Il suo ultimo concerto in Italia risale a giugno 2018. Le sue canzoni sono state reinterpretate da artisti quali Sammy Davis Jr., Placido Domingo, Bob Dylan, Julio Iglesias, Elton John, Sting e la stessa Edith Piaf.

Molto attivo anche in età avanzata, ha continuato ad incidere ed a cantare dal vivo – anche in tournée in Europa ed all’estero – fino alla fine.

All’attività di cantautore, Charles Aznavour ha affiancato una notevole – e a volte sottovalutata – carriera da attore che lo ha portato a recitare in oltre sessanta film. Inizialmente attore di teatro, lavora poi al cinema sia come autore di colonne sonore sia come attore drammatico.

Appare giovanissimo in piccoli ruoli – in cui non viene neppure accreditato – alla fine degli anni Trenta, La guerre des gosses (1936) di Jacques Deroy,  Gli scomparsi di Sait Agil (1938), ma esordisce come protagonista nel ’59 in  Dragatori di donne di Jean-Pierre Mocky, con Jacques Charrier, Anouk Aimée e Nicole Berger, e fornisce le sue prove migliori all’inizio degli anni Sessanta in vari film, fra cui  Tirate sul pianista (1960) di François Truffaut, con Marie Dubois, Nicole Berger e Michèle Mercier, e Il testamento di Orfeo (1960), di Jean Cocteau, con Claudine Auger e Lucia Bosè.

A partire dagli anni Settanta dirada le sue apparizioni cinematografiche, ma è ancora memorabile nei ruoli del cantante ubriacone e sciamannato in … e poi non ne rimase nessuno (1974) di Peter Collinson, tratto dal celebre Dieci piccoli indiani di Agatha Christie ed interpretato da Oliver Reed, Elke Sommer, Richard Attenborough e Adolfo Celi, del mite venditore di giocattoli in Il tamburo di latta (1979) di Volker Schlondorff, e del sarto testimone di una serie di omicidi in I fantasmi del cappellaio (1982) di Claude Chabrol, con Michel Serrault.

Fra gli altri film ricordiamo La fossa dei disperati (1959) di Georges Franju, Perché sei arrivato tardi? (1959) di Henri Decoin, Il giovane leone (1959) di John Berry,  Il passaggio del treno (1960) di André Cayatte,  I leoni scatenati (1961) di Henri Verneuil,  Le tentazioni quotidiane (1962) di Julien Duvivier,  Tempo di Roma (1963) di Denys de La Patellière,  Il sentiero dei disperati (1963) di Jean-Gabriel Albicocco, Peccato nel pomeriggio (1964) di Elio Petri, episodio di Alta infedeltà,  Sciarada alla francese (1964) di Michel Boisrond,  Sotto il tallone (1965) di Pierre Granier-Deferre,  Candy e il suo pazzo mondo (1968) di Christian Marquand,  Tempo di violenza (1970) di Sergio Gobbi,  L’ultimo avventuriero (1970) di Lewis Gilbert,  I formidabili (1970) di Michael Winner,  Il bel mostro (1971) di S. Gobbi, Gli uomini falco (1977) di Douglas Hickox,  Pazzi borghesi (1977) di Claude Chabrol,  La montagna incantata (1982), tratto dal romanzo omonimo di Thomas Mann e diretto da Hans W. Geissendorfer,  Viva la vita (1984) di Claude Lelouch,  Il maestro (1990) di Marion Hansel, Les années campagne (1992) di Philippe Leriche, Pondychéry, dernier comptoir des Indes (1997) di Bernard Favre, Le comédien (1997) di Christian de Chalonge,  Segreti di famiglia (2001) di Dennis Berry, Ararat (2002) di Atom Egoyan, Emmenez-moi (2005) di Edmond Bensimon, Ennemis publics (2005) di Karim Abbou e Kader Ayd, Mon colonel (2007) di Laurent Herbiet. 

Dopo la sua morte, all’età di novantaquattro anni, il presidente francese Emmanuel Macron gli rende omaggio ricordando il suo «splendore unico»: «Orgogliosamente francese, visceralmente legato alle sue radici armene, conosciuto in tutto il mondo, Charles Aznavour ha accompagnato tre generazioni attraverso le loro gioie e pene. I suoi capolavori, il suo tono, la sua brillantezza unica vivranno molto più a lungo di lui».

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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