Un ricordo di Gary Cooper nell’anniversario della sua nascita

Centoventi anni fa nasceva il grande attore americano, interprete di “Marocco” di Josef von Sternberg, “Partita a quattro” di Ernst...

foto Carlo Riccardi
Gary Cooper a fine anni Cinquanta

Centoventi anni fa nasceva il grande attore americano, interprete di “Marocco” di Josef von Sternberg, “Partita a quattro” di Ernst Lubitsch, “Sogno di un prigioniero” e “I lancieri del Bengala” di Henry Hathaway, “E’ arrivata la felicità” di Frank Capra, “L’ottava moglie di Barbablù” di E. Lubitsch, “L’uomo del West”  di William Wyler, “Giubbe rosse” di Cecil B. DeMille, “Il sergente York” e “Colpo di fulmine” di Howard Hawks, “Arriva John Doe” di F. Capra, “L’idolo delle folle” e “Per chi suona la campana” di Sam Wood, “La storia del dottor Wassell” di C. B. DeMille, “Maschere e pugnali” di Fritz Lang”, “Gli invincibili” di C. B. DeMille, “La fonte meravigliosa” di King Vidor, “Le foglie d’oro” di Michael Curtiz, “Tamburi lontani” di Raoul Walsh, “Mezzogiorno di fuoco” di Fred Zinnemann, “La maschera di fango” di André De Toth, “Il prigioniero della miniera” di H. Hathaway, “Vera Cruz” di Robert Aldrich, “Corte marziale” di Otto Preminger, “Arianna” di Billy Wilder, “Dove la terra scotta” di Anthony Mann, “Un pugno di polvere” di Philip Dunne, “L’albero degli impiccati” di Delmer Daves, “Cordura” di Robert Rossen, “I giganti del mare” e “Il dubbio” di Michael Anderson.

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Nato ad Helena – nel Montana – nel maggio 1901 (muore a Los Angeles nel 1961 – ergo nel 2021 ricorre  anche il sessantesimo anniversario della sua scomparsa), Frank James Cooper – meglio noto come Gary Cooper -, figlio di immigrati britannici, vive in Inghilterra fino al 1914 quando, all’età di tredici anni, torna ad abitare negli Stati Uniti con il padre, noto avvocato di Birmingham, presso il ranch in cui impara a cavalcare, abilità che gli tornerà utile nei numerosi film western che interpreterà del corso della sua carriera.

Come da lui stesso riferito anni dopo in un’intervista, la sua vera vocazione non era tanto la recitazione quanto invece il disegno: «Sono diventato attore solo per sbarcare il lunario, dopo aver fallito come disegnatore e caricaturista politico. Era questa la mia vera ed unica vocazione giovanile».

Nel ’25 si trasferisce in California con l’intenzione di diventare commerciante d’arte, ma il tentativo non avrà successo. Nello stesso anno comincia a lavorare nell’industria cinematografica come stuntman e come comparsa e, l’anno successivo, ha la possibilità di affrontare il suo primo vero ruolo di attore in un cortometraggio ed in Ali (1927) di William A. Wellman. All’uscita del film, viene contattato dalla Paramount che gli offre un contratto di sette anni.

Comincia così una carriera che negli oltre trent’anni successivi lo porterà ad interpretare oltre cento film.

A partire da fine anni Venti interpreta L’uomo della Virginia (1929) di Victor Fleming, Marocco (1930) di Josef von Sternberg, con Marlene Dietrich, il western L’ultima carovana (1931) di Otto Brower e David Burton – conosciuto anche con il titolo Il fuciliere del deserto –Addio alle armi (1932) di Frank Borzage, tratto dal libro omonimo di Ernest Hemingway ed interpretato anche da Helen Hayes, la commedia Partita a quattro (1933) di Ernst Lubitsch, L’agente n. 13 (1934) di Richard Boleslawski – autore del libro Sei lezioni sulla recitazione, pubblicato in Italia dalla Dino Audino editore – , il drammatico Sogno di un prigioniero (1935) e l’avventuroso I lanceri del Bengala (1935) di Henry Hathaway, la commedia È arrivata la felicità (1936) di Frank Capra, con Jean Arthur, L’ottava moglie di Barbablù (1938) di Ernst Lubitsch, scritto dal giovane Billy Wilder quattro anni prima del suo esordio alla regia, Beau Geste (1939) di William A. Wellman, con Ray Milland e Robert Preston.

I primi anni Quaranta sono un periodo di grandissimo successo per l’attore, il quale interpreta L’uomo del West (1940) di William Wyler, Arriva John Doe (1941) di Frank Capra, Colpo di fulmine (1941) di Howard Hawks, scritto da Billy Wilder ed in cui recita con Barbara Stanwyck, Il sergente York (1941), anch’esso di H. Hawks e con cui vince l’Oscar come Miglior Attore Protagonista, L’idolo delle folle (1942) di Sam Wood, con Teresa Wright, ed il celebre Per chi suona la campana (1943), anch’esso di S. Wood, tratto dal libro omonimo di Ernest Hemingway, ed in cui recita con Ingrid Bergman.

Dopo alcuni anni di minor successo – anni in cui, in ogni caso, interpreta ottimi film quali Maschere e pugnali (1947) di Fritz Lang, Gli invincibili (1947) di Cecil B. DeMille, con Paulette Goddard e  Howard De Silva, La fonte meravigliosa (1949) di King Vidor, tratto dal romanzo omonimo di Ayn Rand ed interpretato anche da Patricia Neal, Le foglie d’oro (1950) di Michael Curtiz, tratto dal libro omonimo di Foster Fitzsimmons ed interpretato anche da P. Neal e Lauren Bacall, e il western Tamburi lontani (1951) di Raoul Walsh, con Virginia Mayo – , vince un secondo Oscar come Miglior Attore Protagonista per la sua performance del caparbio e tormentato sceriffo Will Kane in Mezzogiorno di fuoco (1952) di Fred Zinnemann, con Grace Kelly, Katy Jurado, Lloyd Bridges, ed un giovane Lee Van Cleef (al suo esordio cinematografico).

Negli anni successivi, maturo e brizzolato, interpreta il giallo giudiziario Corte marziale (1955) di Otto Preminger, con un giovane Rod Steiger, la commedia Arianna (1957) di Billy Wilder, con Audrey Hepburn e Maurice Chevalier,  il drammatico Un pugno di polvere (1958) di Philip Dunne, l’avventuroso Cordura (1959) di Robert Rossen, con Rita Hayworth e Van Heflin ed altri ottimi western: La maschera di fango (1952) di André De Toth, con Phillys Thaxter, Il prigioniero della miniera (1954) di Henry Hathaway, con Susan Hayward e Richard Widmark, Vera Cruz (1954) di Robert Aldrich, con Burt Lancaster, Sarita Montiel, Denise Darcel, Ernest Borgnine, un giovane Charles Buchinski – il futuro Charles Bronson – e Jack Elam, La legge del Signore (1956) di William Wyler – conosciuto anche con il titolo L’uomo senza fucile -, con Dorothy McGuire ed un giovane Anthony Perkins, i crepuscolari Dove la terra scotta (1958) di Anthony Mann, con Julie London, Lee J. Cobb e John Dehner, e L’albero degli impiccati (1959) di Delmer Daves, con Maria Schell, Karl Malden e George C. Scott (al suo esordio cinematografico).

Fra gli altri film ricordiamo La rivincita di Barbara Worth (1926) di Henry King – conosciuto anche con il titolo Fiore del desertoLa squadriglia degli eroi (1928) di William A. Wellman, La canzone dei lupi (1929) di Victor Fleming, Paramount Revue (1930) e Galas de la Paramount (1930) di Dorothy Arzner e Otto Brower, Le vie della città (1931) di Rouben Mamoulian, Il capitano (1931) di Edward Sloman, Se avessi un milione (1932) di James Cruze e H. Bruce Humberstone, Alice nel paese delle meraviglie (1933) di Norman Z. McLeod, Il generale morì all’alba (1936) di Lewis Milestone, La gloriosa avventura (1939) e Il comandante Johnny (1951) di Henry Hathaway, Giubbe rosse (1940) e La storia del dottor Wassell (1944) di Cecil B. DeMille, Saratoga (1945) di Sam Wood, Il magnifico avventuriero (1945) e Il colonnello Hollister (1950) di Stuart Heisler, Aquile dal mare (1949) di Delmer Daves, Samoa (1953) di Mark Robson, Ballata selvaggia (1953) di Hugo Fregonese.

Gli ultimi due film interpretati da Gary Cooper sono I giganti del mare (1959) di Michael Anderson – che in origine doveva esser diretto da Alfred Hitchcock, il quale poi abbandonò il progetto -, con Charlton Heston, Virginia McKenna, Michael Redgrave ed un giovane Richard Harris (al suo terzo film), e Il dubbio (1961), anch’esso di M. Anderson, e con Deborah Kerr. Quest’ultimo film, girato nell’autunno del 1960, uscirà postumo circa due mesi dopo la sua scomparsa, avvenuta circa una settimana dopo il suo sessantesimo compleanno.

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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