Un ricordo di Jack Palance nel centenario della sua nascita

Cento anni fa nasceva il grande attore americano, interprete di “Bandiera gialla” di Elia Kazan, “So che mi ucciderai” di...

Jack Palance nel ruolo di Wilson ne "Il cavaliere della valle solitaria" di George Stevens

Cento anni fa nasceva il grande attore americano, interprete di “Bandiera gialla” di Elia Kazan, “So che mi ucciderai” di David Miller, “Il cavaliere della valle solitaria” di George Stevens, “Il grande coltello” e “Prima linea”, di Robert Aldrich, “Tutto finì alle sei” di Stuart Heisler, “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard e”I professionisti” di Richard Brooks.

Nato a Lattimer Mines – in Pennsylvania – nel 1919 (muore a Montecito – in California – nel novembre 2006), di origine ucraina, Volodymyr Palahniuk – meglio noto come Walter Jack Palance e poi come Jack Palance -, da ragazzo lavora come minatore e si afferma nella boxe.

Dopo aver combattuto in aviazione nel Pacifico durante la Seconda guerra mondiale, il suo inconfondibile volto da duro, gli apre le porte dello spettacolo.

Dopo ottime prove a Broadway (fra il 1946 ed il 1949), esordisce al cinema nel ruolo di un criminale in Bandiera gialla (1950) di Elia Kazan, con Richard Widmark, Barbara Bel Geddes, Paul Douglas e Zero Mostel.

Attore rude, grintoso e dotato di notevole carisma e presenza scenica, nei successivi cinquant’anni interpreta circa un centinaio di film.

È un marito fedifrago che complotta per assassinare la moglie in So che mi ucciderai (1952) di David Miller, con Joan Crawford e Gloria Grahame, e con cui ottiene una Nomination all’Oscar come Miglior Attore non Protagonista, un abilissimo e letale pistolero/killer ne Il cavaliere della valle solitaria (1953) di George Stevens, con Alan Ladd, Van Heflin, Jean Arthur e Brandon De Wilde, e con cui ottiene un’altra Nomination all’Oscar come Miglior Attore non Protagonista, un attore ricattato in Il grande coltello (1955) di Robert Aldrich, con Rod Steiger, un gangster solitario in Tutto finì alle sei (1955) di Stuart Heisler, remake di Una pallottola per Roy (1941) di Raoul Walsh, un militare eroico in Prima linea (1956) di Robert Aldrich, con Lee Marvin, un cinico produttore nel francese Il disprezzo (1963) di Jean-Luc Godard.

In seguito alla rottura con Hollywood, negli anni Sessanta e Settanta ottiene poche scritture interessanti e lavora anche in televisione e in Italia – Il giudizio universale (1961) di Vittorio De Sica, Rosmunda e Alboino (1961) di Carlo Campogalliani, I mongoli (1961) di André De Toth e Leopoldo Savona, La guerra continua (1962) di L. Savona, Il mercenario (1968) e Vamos a matar companeros (1970) di Sergio Corbucci, La legione dei dannati (19699 di Umberto Lenzi, Si può fare… amigo! (1972) di Maurizio Lucidi, con Bud Spencer e Francisco Rabal, Tedeum (1972) di Enzo G. Castellari, Blu Gang e vissero per sempre felici e ammazzati (1973) di Luigi Bazzoni, Il richiamo del lupo (1975) di Gianfranco Baldanello, L’infermiera (1975) di Nello Rossati, Africa Express (1975) di Michele Lupo, Diamante Lobo (1976) di Gianfranco Parolini, I padroni della città (19769 di Fernando Di Leo, Safari Express (1976) di Duccio Tessari, Squadra antiscippo (19769 di Bruno Corbucci, Sangue di sbirro (1976) di Alfonso Brescia).

Alla fine degli anni Ottanta torna al successo come ironica icona di se stesso in Bagdad Café (1987) di Percy Aldon ed appare nel fantastico Batman (1989) di Tim Burton e nel ruolo del vecchio e rude cowboy alle prese con tre quarantenni newyorkesi (interpretati da Billy Crystal, Steve Guttenberg e Daniel Stern) in Scappo dalla città. La vita, l’amore, le vacche (1991) di Ron Underwood, con cui vince l’Oscar come Miglior Attore non Protagonista, e nel sequel Scappo dalla città 2 (1994) di Paul Weiland.

Fra gli altri film ricordiamo Okinawa (1951) di Lewis Milestone, Duello sulla Sierra Madre (1953) di Rudolph Maté, con Robert Mitchum e Linda Darnell, La freccia insanguinata (1953) e Contrabbando a Tangeri (1953), di Charles Marquis Warren, Una mano nell’ombra (1953) di Hugo Fregonese, Il calice d’argento (1954) di Victor Saville, con Paul Newman (al suo esordio cinematografico), Il re dei barbari (1954) di Douglas Sirk, in cui interpreta Attila re degli Unni, L’uomo solitario (1957) di Henry Levin, L’evaso di San Quintino (1957) di Russell Rouse, Oltre il confine (1958) di John Gilling, Oltre ogni limite (1958) di Roberto Gavaldon, Dieci secondi con il diavolo (1959) di Robert Aldrich, Napoleone ad Austerlitz (1960) di Abel Gance, con Pierre Mondy, Revak, lo schiavo di Cartagine (1961) di Rudolph Maté, Barabba (1961) di Richard Fleischer, L’ultimo omicidio (1965) di Raplh Nelson, l’ottimo western I professionisti (1966) di Richard Brooks, con Claudia Cardinale, Lee Marvin, Burt Lancaster, Robert Ryan, Woody Stroode e Ralph Bellamy, Il giardino delle torture (1967) di Freddie Francis, I mercenari di Macao (1967) di Michael D. Moore, Radiografia di un colpo d’oro (1968) di Antonio Isasi-Isasmendi, L’urlo dei giganti (1969) di Leon Klimovsky, Che! (1969) di Richard Fleischer, Non uccidevano mai la domenica (1969) di Henry Levin, L’ultimo tramonto sulla terra dei McMasters (1970) di Alf Kjellin, Monty Walsh, un uomo duro a morire (1970) di William Fraker, Cavalieri selvaggi (1971) di John Frankenheimer, con Omar Sharif, Chato (1972) di Michael Winner, con Charles Bronson, I duri di Oklahoma (1973) di Stanley Kramer, Il buio macchiato di rosso (1974) di Freddie Francis, La lunga faida (1975) di Clyde Ware, Chicago anni ’30 via con il piombo (1975) di William H. Bushnell, Welcome to Blood City (1977) di Peter Sasdy, The One Man Jury (1978) di Charles Martin, Bushido – La spada del sole (1979) di Greydon Clark, Ritratto di un killer (1979) di Allan A. Buckants, La spada di Hok (1980) di Terry Marcel, Nel buio da soli (1982) di Jack Sholder, Gor (1987) di Fritz Kiersch, Young Guns – Giovani pistole (1988) di Christopher Cain, Ritorno a Gor (1988) di John Cardos, Tango & Cash (1989) di Andrey Konchalovski, con Sylvester Stallone e Kurt Russell, Solar Crisis (1990) di Richard C. Sarafian, Cyborg 2 (1993) di Michael Schroeder, Poliziotti a domicilio (1994) di Michael Ritchie, L’incantesimo del lago (1994) di Richard Rich, L’isola del tesoro (1998) di Peter Rowe, Il ritorno di Prancer (2001) di Joshua Butler.

Molto attivo anche in televisione, è apparso in vari film tv – Dr Jekyll e Mr Hyde (1968) di Charles Jarrott, Il demone nero (1974) di Dan Curtis, The Godchild (1974) di John Badham, Ebenezer (1998) di Ken Jubenville) ed in alcuni episodi di serie e miniserie.

Nel 2002 si ritira a vita privata, circa quattro anni prima della sua scomparsa.

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Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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