Un ricordo di Lee Marvin nel centenario della sua nascita 

Cento anni fa nasceva il grande attore americano, interprete di Il grande caldo di Fritz Lang, Il selvaggio di Laszlo Benedek, Giorno maledetto...

Lee Marvin e Claudia Cardinale
Lee Marvin con Claudia Cardinale in "I professionisti" di Richard Brooks

Cento anni fa nasceva il grande attore americano, interprete di Il grande caldo di Fritz Lang, Il selvaggio di Laszlo Benedek, Giorno maledetto di John Sturges, Prima linea, Quella sporca dozzina e L’imperatore del Nord di Robert Aldrich, I sette assassini di Bud Boetticher, I comanceros di Michael Curtis, L’uomo che uccise Liberty Valance di John Ford, Contratto per uccidere di Don Siegel, Cat Ballou di Elliot Silverstein, I professionisti di Richard Brooks, Senza un attimo di tregua di John Boorman, Il grande Uno Rosso di Samuel Fuller, Caccia selvaggia di Peter Hunt e Gorky Park di Michael Apted.

«Abbiamo lavorato insieme nel film di Richard Brooks I professionisti. Beveva. Beveva sempre e tantissimo […]. Ma questo non toglieva nulla alla sua straordinaria capacità di attore. Ed alla sua gentilezza di persona» (Claudia Cardinale in Claudia Cardinale, Io, Claudia tu, Claudia, Frassinelli, Milano 1995)

«La sera lo lasciavo al bar e l’indomani lo trovavo esattamente nello stesso posto. Una vera forza della natura. Anche dopo le peggiori sbronze notturne, non ha mai mancato un giorno di riprese, e neppure una battuta. Faceva una doccia e ripartiva», Claudia Cardinale in Claudia Cardinale, Le stelle della mia vita, Casale Monferrato (AL), 2006

Nato a New York nel 1924 (muore nell’agosto 1987 a causa di un infarto all’età di sessantatré anni), durante la Seconda guerra mondiale combatte per tre anni e mezzo nel corpo dei marines, dove acquisisce una risolutezza di modi ed una grinta ferrea che rappresenteranno il suo “biglietto da visita” nel corso della sua intera carriera cinematografica.

Esordisce all’inizio degli anni Cinquanta in una piccola parte non accreditata in Il comandante Johnny (1951) di Henry Hathaway, con Gary Cooper (nello stesso film esordisce anche un giovane Charles Buchinski, che qualche anno dopo diventerà Charles Bronson)

Dopo altre piccole parti non accreditate – Teresa (1951) di Fred Zinnemann, Non cedo alla violenza (1951) di William Castle, Il talismano della Cina (1952) di Lewis R. Foster, Corriere diplomatico (1952) di Henry Hathaway, Matrimoni a sorpresa (1952) di Edmund Goulding – ed altri ruoli secondari – Duello al Rio d’argento (1952) di Don Siegel, con Audie Murphy, Il nido del carnefice (1952) di Roy Huggins, Seminole (1953) di Budd Boetticher, con Rock Hudson, Barbara Hale e Anthony Quinn, Brigata di fuoco (1953) di Robert D. Webb, Lo straniero ha sempre una pistola (1953) di André De Toth, con Randolph Scott e Ernest Borgnine, Il suo onore gridava vendetta (1953) di Raoul Walsh – conosciuto anche con il titolo Duello all’ultimo sangue –,con Rock Hudson – si fa notare in Otto uomini di ferro (1952) di Edward Dmytryk e soprattutto per la bravura con cui interpreta il brutale e sadico gangster in Il grande caldo (1953) di Fritz Lang, con Glenn Ford e Gloria Grahame.

La sua maschera con freddi occhi chiari a fessura e con un qualcosa di letale nell’espressione lo rendono perfetto per dar vita a tipiche “facce patibolari”, molto efficaci nel classico scontro fra il bene ed il male che tanto caro era al cinema hollywoodiano classico.

In Il selvaggio (1954) di Laszlo Benedek è il più irrequieto dei motociclisti/teppisti guidati da Marlon Brando.

Dopo altre performances molto incisive – L’ammutinamento del Caine (1954) di Edward Dmytryk, con Humphrey Bogart, Fred MacMurray e Van Johnson, Giorno maledetto (1955) di John Sturges, con Spencer Tracy e Robert Ryan, Prima linea (1956) di Robert Aldrich, con Jack Palance e Eddie Albert, I comanceros (1961) di Michael Curtiz, con John Wayne -, all’inizio degli anni Sessanta diventa il “terrore del West” in L’uomo che uccise Liberty Valance (1962) di John Ford, in cui recita con John Wayne, James Stewart, Vera Miles e con un Lee Van Cleef pre Sergio Leone, e veste i panni del killer in Contratto per uccidere (1964) di Don Siegel, tratto da un racconto di Ernest Hemingway (già portato al cinema nel 1946 con I gangsters di Robert Siodmak), con Angie Dickinson, John Cassavetes e Ronald Reagan (al suo ultimo film)

Anche se, paradossalmente, l’Oscar come Miglior Attore non Protagonista, arriva per il suo doppio ruolo (di ubriacone e di assassino) in Cat Ballou (1965) di Elliot Silverstein, uno fra i rari western americani dichiaratamente comici e parodistici ed in cui recita con una giovane Jane Fonda, Hollywood ha in serbo per lui altri celeberrimi “duri”: il maggiore Reisman, che guida la disperata missione di guerra in Quella sporca dozzina (1967) di Robert Aldrich, con Charles Bronson, John Cassavetes, Jim Brown, Donald Sutherland, Clint Walker, Telly Savalas,  Richard Jaeckel, Ernest Borgnine, Robert Webber, Robert Ryan e George Kennedy, o il marine naufrago alle prese con un nemico giapponese (interpretato da Toshiro Mifune) in Duello nel Pacifico (1968) di John Boorman, il quale, l’anno avanti, lo aveva già diretto nell’ottimo Senza un attimo di tregua (1967), con Angie  Dickinson, Keenan Wynn e Carroll O’ Connor.

Con il trascorrer degli anni, a volte la sua rudezza si volge anche a fin di bene. In Arma da taglio (1972) di Michael Ritchie, con Gene Hackman e Sissi Spacek (al suo esordio cinematografico), salva due orfanelle in pericolo; in Il grande Uno Rosso (1980) di Samuel Fuller è un eroico sergente che combatte nella Seconda guerra mondiale.

Nel suo ultimo film, il modesto Delta Force (1986) di Menahem Golan, in cui recita con Chuck Norris chiudendo la sua carriera, è un comandante delle teste di cuoio americane.

Fra gli altri film ricordiamo Gorilla in fuga (1954) di Harmon Jones, La spia dei ribelli (1954) di Hugo Fregonese, Sabato tragico (1955) di Richard Fleischer, Nessuno resta solo (1955) di Stanley Kramer, con Robert Mitchum e Olivia de Havilland, Tempo di furore (1955) di Jack Webb, Tutto finì alle sei (1955) di Stuart Heisler, remake di Una pallottola per Roy di Raoul Walsh ed interpretato da Jack Palance e Shelley Winters, La spiaggia delle conchiglie (1955) di Edward Dein, I sette assassini (1956) di Budd Boetticher, con Randolph Scott, I pilastri del cielo (1956) di George Marshall, Supplizio (1956) di Arnold Laven, L’albero della vita (1957) di Edward Dmytryk, con Montgomery Clift, Elizabeth Taylor e Eva Marie Saint, The Missouri Traveler (1958) di Jerry Hopper, Anime sporche (1962) di Edward Dmytryk, I tre della croce del Sud (1963) di John Ford, con John Wayne, La nave dei folli (1965) di Stanley Kramer, con Vivien Leigh (al suo ultimo film), l’ottimo western I professionisti (1966) di Richard Brooks, in cui recita con Claudia Cardinale, Burt Lancaster, Robert Ryan, Woody Stroode, Jack Palance e Ralph Bellamy, Il sergente Ryker (1968) di Buzz Kulik, La ballata della città senza nome (1969) di Joshua Logan, con Clint Eastwood, ed in cui si esibisce anche in una performance canora, Monty Walsh un uomo duro a morire (1970) di William A. Fraker, Per una manciata di soldi (1972) di Stuart Rosenberg, L’imperatore del Nord (1973) di Robert Aldrich, con Ernest Borgnine e Keith Carradine, The Iceman Cometh (1973) di John Frankenheimer, La banda di Harry Spikes (1974) di Richard Fleischer, L’uomo del clan (1974) di Terence Young, Ci rivedremo all’inferno (1977) di Peter R. Hunt, Il grande scout (1977) di Don Taylor, Avalanche Express (1979) di Mark Robson, con Robert Shaw (al suo ultimo film), Caccia selvaggia (1980) di Peter Hunt, con Charles Bronson e Angie Dickinson, Gorky Park (1983) di Michael Apted, con William Hurt, e sua ultima grande performance, e il francese Canicule (1984) di Yves Boisset.

Attivo anche in televisione, alla fine degli anni Cinquanta è protagonista del telefilm Il Tenente Ballinger (1957-60, circa centoventi episodi da mezz’ora l’uno), in cui interpreta magistralmente il detective e tenente Frank Ballinger, membro della “M Squad”, un’unità speciale della polizia di Chicago che assiste altre unità nel combattere il crimine organizzato, la corruzione e gli omicidi in tutta la città. Negli anni successivi appare in alcuni episodi di serie e miniserie tv come Carovane verso il WestAi confini della realtàBonanzaIl virginiano, e nei film tv Quel dannato pugno di uomini (1965) di Samuel Fuller e Charles S. Dubin, con Charles Bronson e Lee J. Cobb, e Quella sporca dozzina II (1985) di Andrew V. McLagen, modesto sequel del celebre e già citato film di Robert Aldrich del ’67.

Nonostante sia stato protagonista di molti film di stampo conservatore, Lee Marvin, noto per la sua serietà professionalità sul set e per la sua cortesia e disponibilità nella vita privata, era un convinto sostenitore del Partito Democratico e si oppose fermamente al segregazionismo razziale ed alla guerra in Vietnam.

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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