Un ricordo di Marlon Brando nel centenario della sua nascita

Cento anni fa nasceva Marlon Brando, il grande attore americano interprete di Uomini di Fred Zinnemann, Un tram che si chiama Desiderio, Viva...

Marlon Brando
Marlon Brando fotografato da Carlo Riccardi nel 1957 © Archivio Riccardi

Cento anni fa nasceva Marlon Brando, il grande attore americano interprete di Uomini di Fred Zinnemann, Un tram che si chiama DesiderioViva Zapata e Fronte del porto di Elia Kazan, Giulio Cesare di Joseph L. Mankiewicz, Il selvaggio di Laszlo Benedek, Sayonara di Joshua Logan, I giovani leoni di Edward Dmytryk, Pelle di serpente di Sidney Lumet, I due volti della vendetta, diretto dallo stesso M. Brando, Gli ammutinati del Bounty di Lewis Milestone, Lacaccia Missouri di Arthur Penn, A sud-ovest di Sonora di Sidney J. Furie, Riflessi in un occhio d’oro di John Huston, La contessa di Hong Kong di Charlie Chaplin, Queimada di Gillo Pontecorvo, Il padrino e Apocalypse Now di Francis Ford Coppola.

Nato a Omaha – nel Nebraska – nel 1924 (è morto nel luglio 2004, ergo nel 2024 viene ricordato non solo per il centenario della sua nascita, ma anche per il ventennale della sua scomparsa), espulso da varie scuole e da un’accademia militare e invitato dal padre a trovarsi un mestiere, decide di diventare attore (sua madre gestisce una piccola compagnia teatrale).

Trasferitosi a New York, studia alla New School e all’Actor’s Studio, dove, sotto la guida di Stella Adler e Lee Strasberg, si dedica in maniera maniacale al cosiddetto “metodo Stanislavskij”, che in breve porterà in suo stile recitativo a profondità eccezionali.

Nel ’47 il regista Elia Kazan mette in scena a New York la pièce di Tennessee Williams Un tram che si chiama Desiderio, con M. Brando nel ruolo di Stanley Kowalski. La sua performance è così intensa e coinvolgente da impressionare le platee e i produttori di Hollywood, i quali cominciano a cercarlo.

L’esordio al cinema avviene con Uomini (1950) di Fred Zinnemann, con Teresa Wright, in cui interpreta un reduce paraplegico.

Tuttavia, è la versione cinematografica di Un tram che si chiama Desiderio (1951), anch’essa diretta da Elia Kazan, e in cui recita con Vivien Leigh, Karl Malden (Oscar come Miglior Attore non Protagonista) e Kim Hunter (Oscar come Miglior Attrice non Protagonista), a portargli la prima nomination all’Oscar (come Miglior Attore Protagonista) ed a far di lui una star di primissimo piano.

Anche i suoi due ruoli seguenti – Viva Zapata (1952) di E. Kazan e Giulio Cesare (1953) di Joseph L. Mankiewicz – vengono premiati con nominations all’Oscar come Miglior Attore Protagonista.

Divenuto una fra le icone della gioventù ribelle degli anni Cinquanta interpretando il fiero motociclista con giubbotto nero in Il selvaggio(1954) di Laszlo Benedek, nello stesso anno si afferma definitivamente, vincendo l’Oscar come Miglior Attore Protagonista per il ruolo dell’ex pugile in Fronte del porto (1954) di E. Kazan, con Eva Marie Saint (Oscar come Miglior Attrice Protagonista al suo esordio cinematografico), Karl Malden, Lee J. Cobb, Rod Steiger (al suo secondo film) e Martin Balsam (al suo esordio cinematografico). K. Malden, L. J. Cobb e R. Steiger otterranno tutti e tre la nomination all’Oscar come Miglior Attore non Protagonista. La cinquina della categoria “Miglior attore non Protagonista” con tre candidati su cinque che vengono dallo stesso film; un caso che ancora oggi rimane unico nell’intera storia del cinema.

Nei quindici anni seguenti incontra qualche delusione professionale, scegliendo ruoli a volte al di sotto delle sue capacita. Tuttavia, ricordiamo le sue ottime performances in Sayonara (1957) di Joshua Logan, con cui ottiene una nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista, I giovani leoni (1958) di Edward Dmytryk, Pelle di serpente (1960) di Sidney Lumet, tratto dal dramma teatrale di Tennessee Williams ed in cui recita con Anna Magnani – la quale quattro anni avanti aveva vinto l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista per La rosa tatuata (1955) di Daniel Mann, con Burt Lancaster – e Joanne Woodward, Gli ammutinati del Bounty (1962) di Lewis Milestone, con Trevor Howard ed un giovane Richard Harris nei suoi primi anni di carriera – remake di La tragedia del Bounty (1935), con Clark Gable e Charles Laughton -, La caccia (1966) di Arthur Penn, con Jane Fonda, Robert Redford, Angie Dickinson e Robert Duvall, il western A Sud Ovest di Sonora (1966) di Sidney J. Furie, con John Saxon, La contessa di Hong Kong (1967) di Charle Chaplin (alla sua ultima regia), con Sophia Loren e Tippi Hedren, Riflessi in un occhio d’oro (1967) di John Huston, tratto dal libro omonimo di Carson McCullers ed interpretato anche da Elizabeth Taylor, Queimada (1969) di Gillo Pontecorvo.

La sua “rinascita”, negli anni Settanta è connessa alla sua interpretazione di don Vito Corleone in Il Padrino (1972) di Francis Ford Coppola, in cui recita con Al Pacino, James Caan, Robert Duvall, Diane Keaton, Talia Shire e John Cazale, e con cui vince un secondo Oscar come Miglior Attore Protagonista.

Nello stesso anno interpreta anche lo “scandaloso” Ultimo tango a Parigi (1972) di Bernardo Bertolucci, con Maria Schneider.

Dopo l’agghiacciante colonnello Kurtz di Apocalypse Now (1979) di F. F. Coppola e La formula (1980) di John G. Avildsen, si ritira su un’isola nell’Oceano Pacifico.

Riappare circa un decennio dopo in Un’arida stagione bianca (1989) di Euzhan Palcy.

Corpulento psichiatra a fianco del giovane Johnny Depp, nell’eccentrico Don Juan De Marco, maestro d’amore (1995) di J. Leven sembra ritrovare in parte il magnetismo che aveva fatto di lui un modello per generazioni di attori ed un simbolo del cinema americano dagli anni Cinquanta in poi.

In Il coraggioso (1997) di e con J. Depp trova un ruolo che rappresenta simbolicamente una sintesi del suo critico distacco da Hollywood.

Fa anche un’esperienza dietro alla macchina da presa, dirigendo e interpretando il discreto western I due volti della vendetta (1961), con Karl Malden.

Il suo ultimo film è The Score (2001) di Frank Oz, con Robert De Niro e Edward Norton. Nello stesso anno fa la sua ultima apparizione pubblica l’8 settembre, nell’ultimo week-end newyorkese prima degli attentati alle Twin Towers.

Fra gli altri film ricordiamo Desirée (1954) di Henry Koster, con Jean Simmons, Bulli e pupe (1955) di Joseph L. Mankiewicz, con Frank Sinatra e J. Simmons, La casa da tè alla luna d’agosto (1956) di Daniel Mann, con Glenn Ford, Missione in Oriente – Il brutto americano (1963) di George Englund, I due seduttori (1964) di Ralph Levy, I morituri(1965) di Bernhard Wicki, Candy e il suo pazzo mondo (1968) di Christian Marquand, La notte del giorno dopo (1968) di Hubert Cornfield, Improvvisamente, un uomo nella notte (1972) di Michael Winner, il western Missouri (1976) di Arthur Penn, con Jack Nicholson, Superman (1978) di Richard Donner, con Christopher Reeve, Il boss e la matricola (1990) di Andrew Bergman, Cristoforo Colombo – La scoperta (1992) di John Glen, L’isola perduta (1996) di John Frankenheimer, In fuga col malloppo (1998) di Yves Simoneau.

A teatro, fra gli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta, interpreta I Remember Mama di John Van Druten (Shubert Theatre di New Haven, Music Box Theatre di Broadway, 1945), Antigone di Sofocle (regia di Guthrie McClintic, Cort Theatre di Broadway, 1946), Truckline Café di Maxwell Anderson (regia di Harold Clurman, Belasco Theatre di Broadway, 1946), Candida di George Bernard Shaw (regia di G. McClintic, Cort Theatre di Broadway, 1946), A Flag is Born di Ben Hecht (regia di Luther Adler, Alvin Theatre di Broadway, 1946), Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams (regia di Elia Kazan, Ethel Barrymore Theatre di Broadway, 1947), Le armi e l’uomo di G. B. Shaw (regia di Herbert Ratner, Ivoryton Playhouse di Ivoryton, 1953

Marlon Brando fu molto attivo anche politicamente, finanziando in parte la candidatura di John Fitzgerald Kennedy a Presidente degli Stati Uniti. Il 28 agosto 1963 partecipa alla celebre Marcia su Washington per il lavoro e la libertà assieme ai colleghi Sidney Poitier (1927-2022), Burt Lancaster (1913-1994), Richard Widmarl (1914-2008), Kirk Douglas (1916-2020), Charlton Heston (1923-2008), Paul Newman (1925-2008), James Garner (1928-2014) e Harry Belafonte (1927-2023).

Insieme a P. Newman è inoltre attivista del movimento Freedom Riders. Il 5 aprile 1968 – il giorno dopo l’assassinio di Martin Luther King – decide di impegnarsi attivamente nel movimento afro-americano. Partecipa attivamente all’assemblea della California, sostenendo una legge sull’alloggiamento equo delle persone di colore ed è anche attivista contro l’apartheid in Sudafrica. Nel ’75 partecipa ad una manifestazione di protesta contro gli investimenti americani in Sudafrica e per la liberazione di Nelson Mandela (il quale all’epoca era in carcere già da tredici anni – e ci sarebbe rimasto per altri quindici). Nel 1989, dopo circa un decennio lontano dai set, torna al cinema proprio per interpretare il già citato Un’arida stagione bianca di Euzhan Palcy, film sulla questione dell’apartheid.

Negli anni Sessanta dona migliaia di dollari di fondi per i bambini malati del Mississippi.

Carlo Riccardi ha immortalato Marlon Brando nel 1957 in un negozio di sartoria nel centro di Roma. Battistoni, il proprietario dell’atelier, avvisò telefonicamente Riccardi della presenza di Brando nel suo negozio, dove il fotografo corse immediatamente per immortalare il grande divo.

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Riccardi ha sempre raccontato che la prima foto (quella in copertina) fu scattata di nascosto quando Brando, uscendo dal camerino, stava ancora sistemando la camicia nei pantaloni. Momentaneamente l’attore non la prese bene, cercando addirittura di “aggredire” Riccardi, ma dopo, come mostrano le altre foto, tutto si risolse in abbracci.. e “bracci di ferro”.

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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