Un ricordo di Maureen O’ Hara nel centenario della sua nascita

Cento anni fa nasceva la grande attrice irlandese, interprete di film quali “La taverna della Giamaica” di Alfred Hitchcock, “Com’era...

Maureen O'Hara con Hayley Mills in "The Parent Trap" di David Swift

Cento anni fa nasceva la grande attrice irlandese, interprete di film quali “La taverna della Giamaica” di Alfred Hitchcock, “Com’era verde la mia valle”, “Rio Bravo”, “Un uomo tranquillo”, “La lunga linea grigia” e “Le ali delle aquile” di John Ford, “La superba creola” di John M. Stahl, “Il miracolo della 34esima strada” di George Seaton, “Strada proibita” di Jean Negulesco, “Il cowboy con il velo da sposa” di David Swift, “La morte cavalca a Rio Bravo” di Sam Peckinpah  e molti altri.

Nata a Milltown – in Irlanda – nel 1920 (muore a Boise – nell’Idaho – nell’ottobre 2015) Maureen FitzSimmons – meglio nota con il nome d’arte Maureen O’ Hara – esordisce al cinema giovanissima in ruoli secondari – My Irish Dolly (1938) di Alex Bryce, La danza dei vagabondi (1938) di Walter Ford – ed è protagonista già al suo terzo film, ovverosia La taverna della Giamaica (1939) di Alfred Hitchcock, suo ultimo film inglese prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove rimarrà per i successivi quarant’anni.

Subito convocata ad Hollywood – Notre Dame (1939) di William Dieterle), la sua carriera americana degli anni Quaranta è molto intensa, ma non entusiasmante sotto il profilo qualitativo e l’attrice finisce per esser relegata in modesti film d’avventura – Verso le coste di Tripoli (1942) e Splendida incertezza (1947) di H. Bruce Humberstone, I cavalieri azzurri (1942)di Henry Hathaway, Il cigno nero (1942) di Henry King, con Tyrone Power, Il sergente immortale (1943) di John M. Stahl, Questa terra è mia (1943) di Jean Renoir, Il passo del carnefice (1943) e Sinbad il marinaio (1947) di Richard Wallace, Buffalo Bill (1944) di William A. Wellman, con Joel McCrea, Nel Mar dei Caraibi (1945) di Frank Borzage, Non dirmi addio (1946) di Walter Lang, Ogni donna ha il suo fascino (1946) di Gregory Ratoff.

Le occasioni in grado di far affiorare il suo notevole talento d’interprete e le sue doti espressive sono connesse, oltre a La superba creola (1947) di John M. Stahl e Strada proibita (1949) di Jean Negulesco, ai film del grande John Ford (anch’egli irlandese), il quale valorizza il suo fascino magnetico, la sua abilità nell’utilizzare differenti registri recitativi e la sua aggressività, caparbietà ed ironia – Com’era verde la mia valle (1941) Rio Bravo (1950), Un uomo tranquillo (1952), La lunga linea grigia (1955), Le ali delle aquile  (1957).

Negli anni Sessanta, dopo il disneyano Il cowboy con il velo da sposa (1960) di David Swift, con Brian Keith, Hayley Mills, Kathleen Nesbitt, Charles Ruggles e Leo G. Carroll, interpreta i western La morte cavalca a Rio Bravo (1961) di Sam Peckinpah (al suo esordio alla regia), con B. Keith, McLyntock (1963) di Andrew V. McLagen, con John Wayne e Stephanie Powers, e Rancho Bravo (1966) di Andrew V. McLagen, con James Stewart.

Nel ’71, in Il grande Jake di George Sherman, recita per la quinta ed ultima volta (dopo i già citati Rio Bravo, Un uomo tranquillo, Le ali delle aquile e McLyntock) con l’amico J. Wayne.

Fra gli altri film ricordiamo la celebre commedia natalizia Il miracolo della 34esima strada (1947) di George Seaton, con Edmund Gwenn e Nathalie Wood, Governante rubacuori (1948) di Walter Lang, con Clifton Webb e Robert Young, Bagdad (1949) e Jeff, lo sceicco ribelle (1951) di Charles Lamont, Pelle di bronzo (1950), Contro tutte le bandiere (1952) di George Sherman, con Errol Flynn e Anthony Quinn, I conquistatori della Sirte (1950) di Will Price, I figli dei moschettieri (1952) di Lewis Allen, Kangarù (1952) di Lewis Milestone, La ribelle del West (1953) di Lee Sholem, Il maggiore Brady (1953) di G. Sherman, Malaga (1954) di Richard Sale, Il grande matador (1955) di Budd Boetticher, Lady Godiva (1955) di Arthur Lubin (in cui troviamo anche un ventiquattrenne Clint Eastwood, in una fra le sue primissime apparizioni cinematografiche), Lisbon (1956) di e con Ray Milland, Everything But the Truth (1956) di Jerry Hopper, Il nostro agente all’Avana (1960) di Carol Reed, tratto dal libro omonimo di Graham Greene ed in cui recita con Alec Guinness, Mister Hobbs va in vacanza (1962) di Kenry Koster, con James Stewart, Quella nostra estate (1963) e Accadde un’estate (1963) di Delmer Daves, Per grazia rifiutata (1970) di Michael Gordon.

All’inizio degli anni Settanta abbandona il cinema. Tornerà circa vent’anni dopo nella commedia Cara mamma, mi sposo (1991) di Chris Columbus, con John Candy.

Attiva anche in televisione, appare in film tv – The Red Pony (1973), The Christmas Box (1995), Cab to Canada (1998), The Last Dance (2000) – e come “guest star” in alcuni episodi di serie e miniserie.

Nel 2003 si ritira a vita privata. Undici anni dopo (nel 2014), con mostruoso e indifendibile ritardo, l’Academy Awards la premia con l’Oscar alla Carriera, circa un anno e mezzo prima della sua scomparsa.

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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