Un ricordo di Robert Mitchum nel centenario della sua nascita

Cento anni fa nasceva il grande attore americano, interprete di film quali “Anime ferite” e “Odio implacabile” di Edward Dmytryk, “Il segreto...

Robert Mitchum nel ruolo del detective Philip Marlowe in "Marlowe, il poliziotto privato"

Cento anni fa nasceva il grande attore americano, interprete di film quali “Anime ferite” e “Odio implacabile” di Edward Dmytryk, “Il segreto del medaglione” di John Brahm, “Tragico segreto” di Vincente Minnelli, “Notte senza fine” di Raoul Walsh, “Le catene della colpa” di Jacques Tourneur, “Il vagabondo della foresta” di Norman Foster, “Sangue sulla luna” di Robert Wise, “Il tesoro di Vera Cruz” di Don Siegel, “Il temerario” di Nicholas Ray, “La belva” di William A. Wellman, “La morte corre sul fiume” di Charles Laughton, “Sangue caldo” di Richard Wilson, “Bandido!” di Richard Fleischer, “Il meraviglioso Paese” di Robert Parrish, “Il promontorio della paura” di Jack Lee Thompson, “El Dorado” di Howard Hawks, “Lo sbarco di Anzio” di Duilio Coletti e E. Dmytryk, “Gli amici di Eddie Coyle” di Peter Yates, “Marlowe, il poliziotto privato” di Dick Richards, “Yakuza” di Sydney Pollack, “La battaglia di Midway” di Jack Smight, e molti altri.

Nato a Bridgeport – nel Connecticut – nel 1917, orfano di padre da quando aveva due anni, Robert Mitchum fugge di casa nel ’31, all’età di quattordici anni, e sceglie come suo “luogo di residenza” più o meno l’intero territorio degli Stati Uniti.

Nel ’33 viene arrestato per vagabondaggio in Georgia e condannato a sei mesi di lavori forzati in una zona di foreste paludose – la stessa zona in cui, circa trent’anni dopo, tornerà per le riprese di Il promontorio della paura (1962) di Jack Lee Thompson. Evaso (dopo un paio di settimane) insieme ad altri, raggiunge il Texas in autostop e poi la California viaggiando da clandestino su un treno merci. Nei successivi quattro anni  fa vari mestieri (pugile, minatore, cameriere, lavapiatti).

Nel ’37 entra al Long Beach Theater Guild, dove lavora come attore, coautore di testi e gags e attrezzista.

Nel ’40 viene assunto al cinema come aiuto attrezzista per produzioni di serie B e C. Due anni dopo, proprio in una di tali produzioni, in modo del tutto casuale, arriva la sua occasione. In un B movie western della serie di Hopalong Cassidy, uno stuntmen che interpreta il ruolo di un bandito muore in un incidente  e il regista decide di sostituirlo proprio con il ventiquattrenne ed atletico Mitchum.

Nel biennio 1942/43 apparirà – in comparsate non accreditate – in una ventina di western minori.

Nel ’43 ottiene i suoi primi due ruoli secondari accreditati: La commedia umana di Clarence Brown e Gung Ho di Ray Enright.

L’anno seguente  i suoi primi ruoli da coprotagonista: Notte d’angoscia (1944) di William Castle, Sette settimane di guai (1944) di Joe May e soprattutto Missione segreta (1944) di Mervyn LeRoy. Nello stesso anno arriva la sua prima parte da protagonista nel western di serie B Nevada (1944) di Edward Killy, seguita l’anno dopo da quella in La bella avventura (1945), anch’esso diretto da E. Killy

Nel ’45 interpreta I forzati della gloria di William A. Wellman, con cui ottiene una nomination all’Oscar come Miglior Attore non Protagonista (l’unica della sua carriera) ed entra a far parte delle prime “Stars of Tomorrow”.

Nei sette/otto anni successivi, insieme ai quasi coetanei Stewart Granger (1913-1993) Burt Lancaster (1913-1994), Richard Widmark (1914-2008), Sterling Hayden (1916-1986), Gregory Peck (1916-2003), Glenn Ford (1916-2006), Kirk Douglas (classe 1916) e William Holden (1918-1981), si afferma come uno fra gli attori più dotati della sua generazione, nonché come il più efficace volto noir dopo Humphrey Bogart (1899-1957).

Fra i film da lui interpretati in quegli anni ricordiamo Anime ferite (1946) di Edward Dmytryk, con Dorothy McGuire e Guy Madison, Il segreto del medaglione (1946) di John Brahm, Tragico segreto (1946) di Vincente Minnelli, con Katharine Hepburn e Robert Taylor, Le catene della colpa (1947) di Jacques Tourneur – conosciuto anche con il titolo La banda degli implacabili -, in cui recita con Jane Greer e Kirk Douglas (al suo terzo film), Notte senza fine (1947) di Raoul Walsh, eccellente esempio di noir in ambientazione western ed in cui recita con Teresa Wright, Judith Anderson e Dean Jagger, Odio implacabile (1947) di Edward Dmytryk, con Robert Ryan e Robert Young, Il vagabondo della foresta (1948) di Norman Foster, con Loretta Young e William Holden, Sangue sulla luna (1949) di Robert Wise – conosciuto anche con il titolo Vento di terre selvagge -, ottimo western arricchito da atmosfere noir ed in cui recita con Barbara Bel Geddes, Robert Preston e Walter Brennan, Il tesoro di Vera Cruz (1949) di Don Siegel, con Jane Greer e William Bendix, Minuzzolo (1949) di Lewis Milestone, Tu partirai con me (1949) di Don Hartman, con una giovane Janet Leigh e Wendell Corey, Una rosa bianca per Giulia (1950) di John Farrow, La gang (1951) di John Cromwell, con Lizabeth Scott e Robert Ryan, Il suo tipo di donna (1951) di John Farrow, con Jane Russell, Vincent Price e Raymond Burr pre Perry Mason, Voglio essere tua (1951) di Robert Stevenson, con Ava Gardner e Melvyn Douglas, L’avventuriero di Macao (1952) di Josef von Sternberg, con Jane Russell, Brad Dexter, Gloria Grahame e W. Bendix, Seduzione mortale (1952) di Otto Preminger, con Jean Simmons, Il temerario (1952) di Nicholas Ray, con Susan Hayward e Arthur Kennedy, Duello sulla Sierra Madre (1953) di Rudolph Maté, con Linda Darnell e Jack Palance, Tempeste sul Congo (1953) di Henry Hathaway, con Susan Hayward.

Negli anni Cinquanta mostra una straordinaria tempra d’interprete di primissima scelta in La belva (1954) di William A. Wellman, in cui recita nuovamente con Teresa Wright – sette anni dopo il già citato Notte senza fine di R. Walsh – , La magnifica preda (1954) di Otto Preminger, con Marilyn Monroe e Rory Calhoun, e soprattutto nell’inquietante La morte corre sul fiume (1955) di Charles Laughton (alla sua unica regia) in cui interpreta magistralmente (si tratta di una fra le migliori performances della sua intera carriera) il ruolo dell’allucinato pastore protestante maniaco ed assassino. Un qualcosa di straordinario e inaudito. Nel ruolo di una figura doppia e malsana (predicatore ed assassino), R. Mitchum viene perfettamente assorbito nel personaggio, ambiguo e mefistofelico, nel creare una tensione ai limiti del sopportabile. L’intero film viene attraversato da un forte senso di angoscia, venato di atmosfere espressioniste accentuate da una minacciosa scenografia di gusto faustiano.

La sua cifra interpretativa non è inferiore in Sangue caldo (1955) di Richard Wilson, con Jan Sterling, Bandido! (1956) di Richard Fleischer, con Ursula Thiess e Gilbert Roland,  L’anima e la carne (1957) di John Huston, con Deborah Kerr, Le colline dell’odio (1959) di Robert Aldrich, Il meraviglioso Paese (1959) di Robert Parrish, con Julie London, A casa dopo l’uragano (1960) di Vincente Minnelli, con Eleanor Parker, L’erba del vicino è sempre più verde (1960) di Stanley Donen, con Cary Grant, Deborah Kerr e Jean Simmons.

Nessuno come lui, eccezion fatta per il grande Humphrey Bogart – al quale per molti aspetti somiglia, quantomeno nella scelta dei personaggi da interpretare -, appare in grado  di portare sullo schermo con così tanta naturalezza lo stile di vita e le sue esperienze fatte. Il ghigno sadico e nello stesso tempo sardonico sul volto del balordo Max Cady del già citato Il promontorio della paura (1962) è sufficiente a sovrastare e ad oscurare la prova – sia pur notevole – di un attore del calibro di Gregory Peck (il quale, nello stesso anno, vince un meritato Oscar come Miglior Attore Protagonista per il ruolo dell’avvocato Atticus Finch nel bellissimo Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan, tratto dall’omonimo libro di Harper Lee – Premio Pulitzer 1960).

Nel corso degli anni Sessanta la sua presenza lascia il segno in film quali La ragazza del quartiere (1962) di Robert Wise, con Shirley MacLaine, e El Dorado (1967) di Howard Hawks, in cui, recitando con John Wayne, Arthur Hunnicutt e con un giovane James Caan, carica il suo personaggio di tonalità “autunnali”, rappresentazione del dileguarsi del cosiddetto “mito della frontiera”.

Negli anni Settanta la sua attività si fa leggermente più rada, ma a poco meno di sessant’anni è inarrivabile in Yakuza (1975) di Sydney Pollack, con Brian Keith, lacerante noir che si svolge fra la mafia giapponese e che si trasforma in una riflessione sull’incontro fra differenti culture e visioni del mondo.

In Marlowe, il poliziotto privato (1975) di Dick Richards, con Charlotte Rampling, John Ireland e Jack O’ Halloran, e Marlowe indaga (1978) di Michael Winner, con Sarah Miles e James Stewart, altri due noir d’alto calibro, plasma magistralmente la figura di un detective crepuscolare, sfiancato dal male di vivere e nello stesso tempo in grado di rivitalizzare il personaggio creato da Raymond Chandler e già portato al cinema da Humphrey Bogart – Il grande sonno (1946) di Howard Hawks. Un’ulteriore conferma e dimostrazione del fatto che, insieme a William Holden, R. Mitchum è senz’altro l’attore della Hollywood classica che meglio si è adattato al passaggio alla cosiddetta “New Hollywood” di fine anni Sessanta/inizio Settanta.

Fra gli altri film ricordiamo Operazione “Z” (1952) di Tay Garnett, Bella, ma pericolosa (1954) di Lloyd Bacon, con Jean Simmons, Nessuno resta solo (1955) di Stanley Kramer, con Olivia de Havilland, Spionaggio internazionale (1956) di Sheldon Reynolds, con Geneviève Page e Ingrid Thulin (al suo primo film non svedese), Duello nell’Atlantico (1957) di Dick Powell, con Curd Jurgens, Fuoco nella stiva (1957) di Robert Parrish, con un giovane Jack Lemmon, I cacciatori (1958) di Dick Powell, Il contrabbandiere (1958) di Arthur Ripley, scritto e prodotto dallo stesso R. Mitchum, I cospiratori (1960) di Tay Garnett, con Anne Heywood, Daniel O’ Herlihy e un giovane Richard Harris, I nomadi (1960) di Fred Zinnemann, con Deborah Kerr e Peter Ustinov, Faccia di bronzo (1961) di Jack Webb, il celebre Il giorno più lungo (1962) di Ken Annakin e Andrew Marton, I cinque volti dell’assassino (1963) di John Huston, Il grande safari (1963) di Phil Karlson e Henry Hathaway, con Elsa Martinelli e Jack Hawkins, La signora e i suoi mariti (1964) di Jack Lee Thompson, con Shirley MacLaine, Tra due fuochi (1964) di Guy Hamilton, Il filibustiere della Costa d’oro (1964) di Ronald Neame, La via del West (1967) di Andrew V. McLagen, con Kirk Douglas e Richard Widmark, Lo sbarco di Anzio (1968) di Duilio Coletti e Edward Dmytryk, con Earl Holliman, Peter Falk e Arthur Kennedy, Viva! Viva! Villa! (1968) di Buzz Kulik,  Poker di sangue (1968) di H. Hathaway, con Dean Martin, Cerimonia segreta (1968) di Joseph Losey, Appuntamento per una vendetta (1969) di Burt Kennedy, con Angie Dickinson, Il grande giorno di Jim Flagg (1969) di B. Kennedy, La figlia di Ryan (1970) di David Lean, Allucinante notte per un delitto (1971) di Herbert B. Leonard, La collera di Dio (1972) di Ralph Nelson, con Rita Hayworth (al suo ultimo film), Gli amici di Eddie Coyle (1973) di Peter Yates, Gli ultimi fuochi (1976) di Elia Kazan, La battaglia di Midway (1976) di Jack Smight, con Charlton Heston, Henry Fonda, Glenn Ford e Toshiro Mifune, Poliziotto privato: un mestiere difficile (1977) di Robert Clouse, Uppercut (1978) di Daniel Mann, Specchio per le allodole (1979) di Andrew V. McLagen.

Negli anni Ottanta e Novanta appare in una dozzina di film e lavora anche in televisione. Ricordiamo Nightkill (1980) di Ted Post, Gli altri giorni del Condor (1981) di George Kaczender, Correre per vincere (1982) di Jason Miller, Delitto al casinò (1982) di William Hale, la miniserie tv Venti di guerra (1982-83), il film tv Un assassino in famiglia (1983), di Richard T. Heffron, I guerrieri del vento (1984) di Jack Lee Thompson, Maria’s Lovers (1984) di Andrej Koncalovskij, Il caso Hearts & Davies (1985) di David Lowell Rich, il film tv Ritorno alla base (1985), di Herbert Wise, in cui recita nuovamente con Deborah Kerr – oltre venticinque anni dopo i già citati L’anima e la carne di J. Huston, I nomadi di F. Zinnemann e L’erba del vicino è sempre più verde di S. Donen -, la miniserie Nord e Sud (1985-86), L’ultima corsa (1986) di Jerrold Freedman, Mr North (1988) di Danny Huston, S. O. S. Fantasmi (1988) di Richard Donner, la miniserie Il codice di Abelardo (1988) di Marvin J. Chomsky, la miniserie Ricordi di guerra (1988-89), Un sequestro sospetto (1989) di Lee H. Katzin, Sulla strada, a mezzanotte (1990) di Bob Bralver – conosciuto anche con il titolo Senza possibilità di fuga -, Presunto violento (1990) di Georges Lautner, la serie tv Un nonno, quattro nipoti e un cane (1990), Cape Fear – Il promontorio della paura (1991) di Martin Scorsese, remake dell’omonimo e già citato film di Jack Lee Thompson del ’62, La miniserie African Skies (1992-93), Seduzione mortale (1994) di Robert Ginty, remake dell’omonimo film di Otto Preminger del ’52, Backfire! (1995) di A. Dean Bell, Dead Man (1995) di Jim Jarmusch.

 Nel ’93 presta la sua voce off per il western Tombstone di George Pan Cosmatos.

Nel ’96, dopo un’apparizione nel film tv James Dean: Live Fast, Die Young (1997) l’aggravarsi delle sue condizioni di salute – problemi di cuore e cancro ai polmoni – lo costringe a ritirarsi a vita privata, circa un anno prima della sua scomparsa, avvenuta nel luglio del ’97, un mese prima del suo ottantesimo compleanno (ergo nel 2017 Robert Mitchum viene ricordato non solo in occasione del centenario della sua nascita, ma anche per il ventesimo anniversario della sua scomparsa).

Nei suoi personaggi – sovente ambigui e con un passato oscuro – si riflette non poco del suo carattere aspro, della sua indole, delle esperienze di vita accumulate nei suoi anni di gioventù. Una gioventù piuttosto “sbandata” fatta di sbornie, di risse, di fughe da clandestino su treni merci e di numerose “avventure”. Nel mondo della Hollywood inarrestabile “fabbrica di miti e di sogni”, che creava personaggi piuttosto stereotipati e fondati sulla convenzione, Robert Mitchum ha rappresentato un qualcosa di inedito e dirompente per l’epoca, un qualcosa che ha messo in discussione ogni regola codificata. E ciononostante la sua carriera d’attore è stata una fra le più ricche e longeve del secondo Novecento.

Misteriosamente/scandalosamente, nonostante la lunghezza (oltre cinquant’anni) e la consistenza della sua carriera cinematografica, Robert Mitchum è stato ripetutamente ignorato ai premi Oscar. Sul suo “curriculum” solo una nomination come Miglior Attore non Protagonista – nel lontano 1946 per il già citato I forzati della gloria di W. A. Wellman – e, in età avanzata (nel 1992), un Golden Globe alla Carriera.

Alessandro Poggiani

Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.

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