Una notte da Leonesse. Un Leone d’oro al femminile, una Mostra che cambia ma che affascina

May el-Toukhy
foto Laura Venezia ©Agr

Contrariamente a tutte le aspettative, trionfa alla Mostra del Cinema n.83 il film Women Unknown della regista danese di origini egiziane May el-Toukhy. Una Mostra tutta al femminile, dunque, data la duplice vittoria di una pellicola diretta dalla sola regista donna tra i ventuno direttori in gara. Una notte da leonesse per le danesi e una amara sconfitta per il cinema italiano che si traduce in un nulla di fatto – se si fa eccezione per Riccardo Scamarcio premiato nella sezione Orizzonti come miglior interprete maschile ne I figli della scimmia. 

Oltre al Leone d’oro per la migliore regia, la pellicola vede l’attrice protagonista Mathilde Arcel vincitrice della prestigiosa Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile. Decisione insindacabile- e secondo tutti noi accreditati giustissima- della giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal e composta da Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To.

La Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile é andata al bravissimo John Malkovich nel film Wild Horse Nine di Martin McDonagh, il Leone d’Argento-Gran Premio della Giuria a Lee Chang-dong per Possible Love; il Leone d’Argento-Premio per la migliore regia a Dau a Ilya Khrzanovsky; il Premio per la migliore sceneggiatura al film Un bon petit soldat di Stéphan Brizé; il Premio speciale della Giuria a Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor; il Premio Mastroianni a Malou Khebizi per A piace to heal di Cédric Kahn.

La Mostra è cambiata, si dice. Sarebbe cambiato, secondo molti ispiratori dell’opinione pubblica, lo stesso Hotel Excelsior un tempo luogo d’incontro privilegiato e quasi mitico di tanti intellettuali, giornalisti, fotografi e ovviamente attori e produttori, oggi tristissimo e sontuoso simulacro dell’affarismo arabo. L’Hotel è praticamente frequentato solo dai suoi stessi ospiti e da quanti entrano per una “consumazione minima”, racconta un collega mentre passeggiamo sulla sabbia dorata già calcata da Sofia Loren e Alberto Sordi, ai tempi d’oro del cinema italiano che vedeva i suoi massimi esponenti quali frequentatori di questi stessi capanni che ora sembrano avvolti nel silenzio e nella discrezione di una clientela sempre esclusiva. Ricordo le mie prime Mostre con la hall affollata, il bar gremito di giornalisti e di fotografi a caccia di un regale arrivo sull’acqua all’imbarcadero dove ormai pochi si appostano, dato che anche là vige ormai la legge del pass.

Eppure il fascino di questi luoghi resta. Resta la bellezza misconosciuta di un tratto di mare che racconta i rapporti storici tra Venezia e i Balcani, passaggio obbligato verso l’Oriente. Resta la qualità di una Mostra che sa riconoscere il buon cinema, persino allontanandosi dalle tendenze poco internazionali di un cinema italiano che forse dovrebbe ripensare e ricostruire se stesso. Anche quest’anno la laguna ha compiuto la sua magia, Venezia affascina sempre.

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Laura Venezia

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