“Vista Mare”: a Roma la prima personale di Elvira Salonia

"Riflessi con alberi" (particolare), olio, 30x25 cm., 2014 (opera di Elvira Salonia)

Si svolgerà lunedì 4 marzo 2024 presso la Galleria dei Miracoli a Roma – via del Corso, 528 – il vernissage della mostra personale della pittrice ragusana Elvira Salonia, a cura di Ariadne Caccavale.

L’artista, docente di Estetica presso l’Accademia di Belle Arti della sua città natale, presenta un repertorio pittorico ispirato alla natura e in particolare al mare, che raggiunge risultati dai tocchi vibranti e poetici. Sedotta dal fascino del mare, principale musa ispiratrice, Elvira Salonia cerca di cogliere su tela ogni vibrazione, attratta da quella linea d’orizzonte che demarca l’acqua dal cielo. Con un tratto piatto genera composizioni che riflettono una antica tradizione figurativa, ancorata al dato realistico. Dice di lei la curatrice della mostra: «Tutto è stasi: tra ambientazioni differenziate, il colore propaga la luce sull’intera superficie a disposizione, con variazioni che danno vita ad un chiarore rasserenante, sia nel caso di un’alba dalle dita rosate che di un tramonto riflesso su una distesa marina scanalata, come la colonna di un tempio classico. La centralità dell’elemento marino si ricollega anche a metafore e simbolismi evocanti il segreto profondo dell’animo e in particolare dell’interiorità di Salonia. Mai il moto ondoso appare agitato, perché quel silenzio rimanda a una simbiosi totale tra la natura e il genere umano. Un senso di appartenenza riluce tra l’autrice e la sua Sicilia dove l’acqua cristallina l’ha tenuta a battesimo. E così ogni opera appare un canto dello spirito, eco di imperturbabili e luminosi giorni. Sugli scogli, invece, le stelle marine ancora umide e ansimanti si lasciano ammirare dall’osservatore, come ad abbandonarsi fiduciosamente allo sguardo: la straordinarietà del Creato è così vicina all’uomo che non serve avvalersi della fantasia per immergersi in essa».

Vista Mare, mostra personale di Elvira Salonia, a cura di Ariadne Caccavale, rimarrà aperta al pubblico – ad ingresso libero – presso la Galleria dei Miracoli fino a lunedì 18 marzo 2024 (orari: dal lunedì al sabato, ore 12.00 – 19.00)

Conversazione fra Ariadne Caccavale ed Elvira Salonia

A.C.: «Il mare, crocevia di popoli e culture, ispira dalla notte dei tempi autori e artisti. Ne I Malavoglia, ad esempio, capolavoro di un suo conterraneo, esso arriva a condizionare l’intera vita della famiglia protagonista del romanzo. Nel suo caso specifico, come esso é entrato a far parte della sua esistenza?»

E. S.: «È entrato a far parte della mia vita fin dall’infanzia. Non ricordo di aver mai passato un’estate lontana dal mare. Già dalla metà di giugno in poi ci si trasferiva nella località di mare. Era l’inizio della libertà, perché le scuole intanto si erano chiuse e si poteva andare a fare i bagni e poi c’erano le infinite corse sulla spiaggia, le passeggiate con la bici sul lungomare e tanto altro. Ora, da adulta, messo da parte l’aspetto ludico, continuo ad avere un legame molto forte con il mare, così appena posso, mi allontano dalla frenesia della città e lo raggiungo, perché anche solamente la sua vista mi dona un senso di pace infinita e calma ogni mia inquietudine. Del mare amo tutto, i suoi orizzonti sconfinati, a volte sfumati, a volte chiari, dorati all’alba e rossi al tramonto. Amo il mare calmo con le immagini che si riflettono nelle sue acque chiare e trasparenti, creando un mondo fantastico a seconda della luce e dei movimenti dell’acqua e amo il mare agitato dal vento che gioca con le vele, mentre queste cavalcano leggere le onde, trasmettendo un senso di libertà. Amo ancora il profumo del mare, l’acqua salata sulle labbra, il suono dell’onda che si avvicina e va subito via. Condivido quindi perfettamente il pensiero di Carl Gustav Jung che recita «Il mare è come la musica: contiene e suscita tutti i sogni dell’anima».

Dopo decadi di monopolio di pittura aniconica, la critica – e soprattutto il mercato – sembrano aver riscoperto e rivalutato lo stile figurativo, soprattutto il Neopop e le sue accattivanti interpretazioni. É giusto vedere nel suo stile poetico e romantico una sfida a questa tendenza?

Penso sinceramente che non ci siano sfide, ma solo stili, capaci di convivere nel mondo del mercato dell’arte, interpretazioni varie ed eterogenee della realtà, sia essa vera o apparente. Secondo me ogni artista deve esprimere in modo assolutamente personale ciò che percepisce dentro e fuori di sé, senza farsi condizionare dalle tendenze del momento, e al fruitore spetta il compito di giudicare e di scegliere.

Nella pratica artistica predilige bozzetti preparatori o dipinge d’istinto?

Nel caso di grandi tele preferisco sempre preparare dei bozzetti a matita, che tengano anche conto delle ombre e delle luci di ogni singola forma per avere un’idea della resa delle figure all’interno della composizione. Dopo, sulla tela, cerco di dare espressione a quello che riproduco, mantenendo o modificando le forme del bozzetto alla ricerca di un suono interiore.

Quali poteri attribuisce al colore nella sua pittura?

Il colore nella composizione di un’opera d’arte ha il potere di creare armonia o disarmonia. Io non amo in pittura i contrasti netti e laceranti, quindi cerco nella composizione delle mie opere di usare colori che, accostati insieme, creano un’armonia cromatica, un’atmosfera serena. In genere prediligo i colori freddi ma chiari, come il blu, tipico del cielo e del mare e il verde, a piccole dosi, utilizzo anche i colori caldi. Ogni colore ha una sua energia e vibrazione o meglio, come sosteneva Kandinskij, un suo suono che può essere flebile o acuto, capace di effetti sull’animo umano.

Quali sono le sue aspettative rispetto al suo futuro artistico?

Le mie aspettative sono innanzitutto continuare a dipingere per un mio benessere innanzitutto; poi far conoscere la mia arte, creare delle opere che abbiano la capacità di veicolare messaggi positivi e di entrare in sintonia con l’osservatore al fine di far scaturire emozioni, sentimenti, domande. Come diceva Alberto Sughi, «Il lavoro del pittore non finisce con il quadro: finisce negli occhi di chi lo guarda».

A cura di Erminia Iori

Alessandro Poggiani: Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi e articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, fiere librarie e vernissages.