In ricordo di un grande uomo: Thomas Sankara avrebbe 75 anni

Cover "La terra degli uomini integri. Vita di Thomas Sankara"

Il 21 dicembre 2024 il carismatico militare, politico, rivoluzionario e patriota burkinabé, presidente del Burkina Faso (ex Alto Volta) dal 1983 ed assassinato a Ouagadougou il 15 ottobre 1987, compirebbe settantacinque anni.

«Parlo in nome delle madri che nei nostri paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o di diarrea senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici e nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti, così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel» (Thomas Sankara)

«Se il Burkina Faso, da solo, rifiuta di pagare il debito, non sarò qui alla prossima conferenza. Invece, con il sostegno di tutti, potremo evitare di pagare, destinando le nostre magre risorse al nostro sviluppo. […] Noi pensiamo che il debito vada analizzato prima di tutto dalla sua origine. le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato denaro sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini. Noi non c’entravamo niente con questo debito. Quindi non possiamo pagarlo. Il debito è ancora il neocolonialismo, con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici, anzi dovremmo invece dire “assassini tecnici”. Quelli che ci hanno condotti all’indebitamento hanno giocato come al casinò. Finché guadagnavano non c’era nessun problema, ora che perdono esigono il rimborso. E si parla di crisi. Non possiamo rimborsare il debito perché non siamo responsabili del debito. Non possiamo pagare il debito perché, al contrario, gli altri ci devono ciò che le più grandi ricchezze non potranno mai ripagare: il debito del sangue. E’ il nostro il sangue che è stato versato. Si parla del Piano Marshall che ha rifatto l’Europa economica. Ma non si parla mai del Piano africano che ha permesso all’Europa di far fronte alle orde hitleriane quando la sua economia e la sua stabilità erano minacciate. Chi ha salvato l’Europa? E’ stata l’Africa. Il debito è anche conseguenza degli scontri. Quando ci parlano di crisi economica, dimenticano di dirci che la crisi non è venuta all’improvviso. la crisi è sempre esistita e si aggraverà ogni volta che le masse popolari diventeranno più coscienti dei loro diritti di fronte allo sfruttatore. oggi c’è crisi perché le masse rifiutano che le ricchezze siano concentrate nelle mani di pochi individui» – Thomas Sankara, luglio 1987 (circa due mesi prima di esser assassinato), in occasione della riunione dell’OUA (Organizzazione per l’Unità Africana) ad Addis Abeba.

«La lotta contro la desertificazione è una lotta contro l’imperialismo, oscuro potere mondiale che sfrutta gli esseri umani e mai si è fatto scrupoli a sfruttare anche l’ambiente»

«Le donne subiscono due volte le conseguenze nefaste della società neocoloniale. provano le stesse sofferenze degli uomini e per di più sono sottoposte dagli uomini ad ulteriori sofferenze»

«Sono gli altri ad avere nei nostri confronti un debito che non potranno pagare: il debito del sangue che abbiamo versato. Le riforme che queste istituzioni internazionali ci chiedono le facciamo da soli, senza dover ripagare in futuro alcun debito»

«Dobbiamo osare inventare l’avvenire. Tutto quello che viene dall’immaginazione dell’uomo è realizzabile dall’uomo»

Thomas Sankara sfidò i potenti del mondo, affermando che la politica aveva senso solo se lavorava per la felicità dei popoli. Affermo, dando lui l’esempio in primissima persona, che la politica era servizio, non potere ed arricchimento personale. Sostenne le ragioni degli ultimi, dei diversi, delle donne. Denunciò lo strapotere criminale della grande finanza. Irrise le regole di un mondo fondato su una competitività che colpisce sempre gli umili e chi lavora, e che arricchisce sempre i burattinai di tale arena. Urlò che il mondo era per le donne e per gli uomini e che non era giusto che molti, troppi, potessero solo guardare la vita di pochi e provare a sopravvivere. 

Nel luglio 1987, in occasione della riunione dell’OUA (Organizzazione per l’Unità Africana) ad Addis Abeba, T. Sankara fece sentire la sua voce contro il debito africano. Le sue idee al non determinato pagamento del presunto “debito pubblico” causarono disagio in alcuni partecipanti all’assemblea, che lo ritenevano un giovane leader in grado di sconvolgere il gioco di potere che vigeva (ed ancora vige) in Africa. 

Circa tre mesi dopo tale discorso, T. Sankara fu assassinato nel corso di un colpo di stato organizzato dal suo ex compagno d’armi e collaboratore Blaise Compaoré con l’appoggio di Francia, Stati Uniti e mercenari liberiani. Oltre a farlo fuori, provarono anche a cancellarne la memoria 

«Dopo l’assassinio di Thomas Sankara, Blaise Compaoré ha governato il Burkina Faso per ventisette anni, demolendo tutte le riforme della Rivoluzione del 1983, diminuendo i diritti e la qualità di vita dei burkinabé e ripristinando l’influenza dominatrice degli interessi stranieri. Sui documenti ufficiali è ancora riportato che la morte di Thomas è avvenuta per cause naturali. Durante la sua presidenza, terminata nel 2014 per l’insurrezione del popolo di fronte all’ennesima modifica della Costituzione per rimanere al potere, Blaise non ha mai permesso che venisse intavolato un processo per determinare le vere cause della morte di Thomas. Le circostanze dell’omicidio, però, sono state documentate in numerose testimonianze e biografie, in particolare in quelle dei suoi maggiori estimatori e conoscitori (Sennen Andriamirado, Bruno Jaffré…). In più, una decina di anni fa, il giornalista italiano Silvestro Montanaro ha realizzato per la Rai un clamoroso reportage, raccogliendo, di fronte a delle telecamere nascoste, le ammissioni di alcuni dei personaggi che presero parte all’attentato, tra cui Prince Johnson, il tirapiedi di Charles Taylor. Questi documenti, che sono stati presi come spunto per la narrazione dei fatti riportata in questo romanzo, provano in maniera lampante il coinvolgimento della Francia e degli Stati Uniti, nonché della Costa d’Avorio e della Libia. La realtà inequivocabile dei fatti è, comunque, chiusa a chiave negli archivi dei servizi segreti francesi. Solo dopo l’insurrezione popolare del 2014 che ha deposto Blaise Compaoré e a seguito delle insistenze dei nuovi Governi del Burkina Faso, il Presidente francese Emmanuel Macron ha promesso di rendere pubblici i dossier dei suoi servizi segreti. «Ho preso la decisione che tutti i documenti prodotti dalle nostre amministrazioni durante il regime di Thomas Sankara e dopo il suo assassinio, coperti dal segreto nazionale, siano declassificati e consultati in risposta alle richieste della giustizia burkinabé», ha affermato il 28 novembre 2017 davanti agli studenti dell’ateneo di Ouagadougou. A tutt’oggi, però, solo parte di quei documenti è stata rivelata e, per questo, il processo in corso nei tribunali burkinabé procede con molta lentezza. La giustizia farà il suo corso, ma, qualunque cosa stabilirà, non potrà mai riportare in vita uno degli uomini più illuminati che l’Africa e il mondo intero hanno mai visto nascere (Antonio Gentile, La terra degli uomini integri. Vita di Thomas Sankara, La Corte, Torino 2021)

Alla figura di Thomas Sankara sono stati dedicati alcuni libri, fra cui è impossibile non ricordare La terra degli uomini integri. Vita di Thomas Sankara (La Corte, Torino 2021) di Antonio Gentile.

«Solo i pazzi hanno il coraggio di inventare il futuro»

Alto Volta, 1961. Per il suo compleanno il dodicenne Thomas Sankara riceve una bicicletta rossa, scintillante come i carboni ardenti. Raggiante, la prova subito, ma un gruppo di ragazzini bianchi lo aggredisce e tenta di portargliela via. La sua reazione mostra da subito la sua tempra e quanto, fin da giovanissimo, siano radicati in lui gli ideali di uguaglianza e libertà. Comincia così la storia, in chiave romanzata, della vita del carismatico Presidente del Burkina Faso, che, circa due mesi prima del suo trentottesimo compleanno, fu assassinato per le sue idee antimperialiste e anticolonialiste. Celebre per il discorso che tenne all’ONU nel 1984, T. Sankara fu un fervente pacifista, che si batté in prima persona per i diritti degli ultimi e delle donne del suo Paese. Uomo di rara cultura, era diretto, detestava la diplomazia e rinunciò a tutti i privilegi personali che il suo incarico poteva offrirgli. In soli quattro anni fece costruire centinaia di scuole, strade, ospedali e riuscì nell’impresa di garantire due pasti e un litro di acqua al giorno a ciascuno dei burkinabé. La definì la “Rivoluzione della felicità”. «Avremo avuto successo solo se, guardando intorno a noi, potremo dire che la nostra gente è un po’ più felice». Il giorno del primo anniversario della sua Rivoluzione, Sankara cambiò il nome alla sua Nazione, retaggio della spartizione europea dell’Africa: la chiamò “Burkina Faso”, che in lingua locale significa “la terra degli uomini integri”.

Antonio Gentile (Pescara, 1975) è ingegnere. La passione per la scrittura lo ha portato, nel 2014, a pubblicare il suo primo romanzo, I cavalli delle giostre (Il Camaleonte, Torino), un’opera trascendente ed introspettiva con cui ha vinto numerosi concorsi letterari, fra cui il Premio Carver ed il Premio InediTO – Colline di Torino. Con La Corte ha pubblicato La terra degli uomini integri, romanzo storico sulla vita di Thomas Sankara.

«Giornalista RSI: “Sono passati quasi venticinque anni dalla morte del Presidente del Burkina Faso, il Capitano Thomas Sankara. Lei che l’ha conosciuto di persona e che era diventato suo confidente, cosa pensa che sarebbe l’Africa oggi, se Sankara non fosse stato ucciso?”. Jean Ziegler: “Se si osservano gli ultimi cinquant’anni della storia dell’Africa, si vede subito che ogni volta che dei leader hanno attaccato il sistema neocoloniale e tentato di dare la libertà al proprio popolo sono stati brutalmente assassinati. 

Patrice Lumumba, per esempio, torturato e poi sciolto nell’acido nel 1961. Dalla sua morte il Congo è un territorio assediato dalle società multinazionali occidentali. 

Amìlcar Cabral, poi, che ha condotto la lotta di liberazione nazionale della Guinea Bissau e di Capoverde. Gli hanno sparato per strada, di fronte ai suoi bambini, nel 1973.

Barthélemy Boganda, che voleva condurre la Repubblica Centrale Africana verso l’indipendenza, è stato fatto esplodere assieme al suo aereo.

E ancora. Félix Moumié, che ha condotto la lotta di liberazione del popolo del Camerun, è stato avvelenato a Ginevra. 

E la lista potrebbe continuare. L’assassinio di Thomas Sankara è però particolarmente tragico perché lui era riuscito, più degli altri, grazie al suo straordinario carisma, a sollevare delle enormi speranze in Africa e in tutto il resto del Terzo Mondo. Lei dunque mi chiede se l’Africa sarebbe potuta essere diversa senza il suo assassinio. Io le rispondo di sì. L’Africa non sarebbe un animale ferito che perde il proprio sangue, non sarebbe il continente della fame e della miseria se Sankara non fosse stato ucciso. E’ evidente che l’Africa sarebbe del tutto diversa se Lumumba, Cabral, Boganda, Moumié… e Sankara avessero potuto portare a compimento le loro lotte. L’Africa oggi non sarebbe un terreno depredato per soddisfare i bisogni dell’ingordo occidente, ma un continente libero […].”» – Jean Ziegler, 2011, intervista della RSI (Radiotelevisione svizzera) in Antonio Gentile, La terra degli uomini integri. Vita di Thomas Sankara, La Corte, Torino 2021.

«Ho conosciuto la storia di Thomas Sankara quattro anni fa. Mi ero imbattuto per caso in un reportage del compianto giornalista Silvestro Montanaro. Durava più di un’ora, ma l’ho guardato tutto d’un fiato […]. La figura e la storia di Thomas Sankara mi hanno stregato e ho capito subito che quell’incontro mi avrebbe profondamente cambiato. Lanciarmi nell’impresa di scrivere un romanzo su di lui è stato di una naturalezza disarmante. L’impellenza di far conoscere la sua vita a più gente possibile mi ha dato la forza di arrivare fino alla fine. Mi piace pensare che le sue mani abbiano spinto le mie dita sulla tastiera le volte che ho avuto la tentazione di mollare. Sono stati quattro anni di una lunga e faticosa ricerca storica, di un accanito approfondimento delle fonti più conosciute e di quelle più recondite. Come si conviene a un romanzo, ho condito la narrazione più fondata con alcune vicende di fantasia. Thomas è entrato nella mia vita e so che non ne uscirà più. Per dirla con le sue parole: non potevo cominciare a vivere se lui non mi avesse insegnato per cosa morire. Cominciare a vivere per me è significato comprendere a fondo le efferatezze con cui le logiche economiche mondiali lacerano il pianeta, che non ci deve essere alternativa ad una società che mette al centro il benessere delle persone, che lo sviluppo deve essere a servizio dell’essere umano e non il contrario, che la felicità dei popoli scaturisce dal poter sognare insieme il futuro: la distribuzione dei servizi essenziali, il rispetto per l’ambiente, l’aiuto per chi si trova in difficoltà, la diffusione capillare delle cure mediche, della cultura, della pratica sportiva, dell’istruzione, la possibilità per tutti di godere degli affetti e del tempo libero… Sì, la felicità. Thomas non magnificava mai inverosimili panacee economiche, non creava nemici ad arte per far leva sulla rabbia, ma parlava, semplicemente, di felicità. E io, oggi, sento di essere più felice. Perché grazie a questo libro, mi sento uno di quei semi di cui parlava lui. I semi che lui aveva sparso e che, era sicuro, sarebbero germogliati» (Antonio Gentile, 2020)

La terra degli uomini integri. Vita di Thomas Sankara di Antonio Gentile, pubblicato da La Corte (Torino) nella collana “Millennium” – pp. 356, euro 18,90 -, è disponibile in libreria da gennaio 2021.

Fra i documentari dedicati a T. Sankara ricordiamo Capitaine Thomas Sankara di Christophe Cupelin, presentato al Festival di Locarno del 2012. Un documentario sulla figura del presidente dell’Alto Volta/Burkina Faso ricco di immagini d’archivio che ne ripercorrono la vita fino al suo assassinio per via delle sue scomode politiche a favore del suo popolo, e che non erano gradite per nulla ai Paesi occidentali ed alle loro multinazionali. Un documentario su un grande uomo che si batté senza aver paura per un futuro migliore per il suo Paese e per l’intera Africa.

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Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi ed articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, convegni, presentazioni, fiere librarie, vernissages

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