44 anni dal terremoto dell’Irpinia: il ricordo e le immagini inedite di Sebastiano Di Bari

Terremoto Irpinia
Foto © Sebastiano Di Bari

Il 23 novembre 1980 la terra tremò con una violenza devastante, sconvolgendo la vita di milioni di persone tra Campania, Basilicata e Puglia. Con una magnitudo di 6.9, il terremoto colpì un’area vasta, lasciando dietro di sé 2734 vittime e migliaia di feriti. Oggi, 44 anni dopo, ricordiamo quella tragedia con una selezione di immagini inedite realizzate da Sebastiano Di Bari, un fotografo che con la sua macchina ha catturato il dolore, la desolazione, ma anche la resilienza di chi ha dovuto fare i conti con una delle più grandi catastrofi naturali che abbia mai colpito il sud Italia.

La gestione dell’emergenza fu caratterizzata da notevoli difficoltà e ritardi. Le linee elettriche e telefoniche saltarono quasi immediatamente, lasciando le comunità isolate, mentre la circolazione ferroviaria si bloccò, dividendo in due la penisola. La popolazione, in preda alla disperazione, cercava di fuggire, bloccando ulteriormente le vie di comunicazione. A distanza di tre giorni, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini denunciò pubblicamente il ritardo nei soccorsi e richiamò tutti alla solidarietà: “Qui non c’entra la politica, qui c’entra la solidarietà umana, tutti gli italiani e le italiane devono sentirsi mobilitati per andare in aiuto di questi fratelli colpiti da questa sciagura.“

Il terremoto dell’Irpinia fu un evento che lasciò un segno indelebile nella memoria collettiva del nostro paese, ma che portò anche alla nascita del Dipartimento della Protezione Civile, un’organizzazione pensata per garantire una risposta più efficace alle emergenze future.

Oggi, a 44 anni di distanza, le immagini inedite di Sebastiano Di Bari ci offrono uno sguardo intimo e commovente su quei giorni terribili. Le sue fotografie raccontano non solo la devastazione e il dolore, ma anche la forza di una comunità che, nonostante tutto, ha saputo rialzarsi. Guardare queste immagini significa ricordare le vittime, ma anche rendere omaggio alla resilienza umana e alla solidarietà che, in quei momenti, seppe fare la differenza.

Le immagini che raccontano quei giorni tragici sono parte della memoria collettiva, eppure, in un’epoca in cui la fotografia ha acquisito sempre maggiore valore, c’è una crescente preoccupazione per ciò che si sta perdendo. Le foto inedite di Sebastiano di Bari, ora finalmente alla luce, sono l’emblema di una ricchezza documentaria che rischia di svanire nell’oblio. Negli anni, è stato fatto molto per mettere in sicurezza gli archivi fotografici, ma spesso si è trascurato un aspetto fondamentale: la protezione e la valorizzazione del lavoro dei fotografi stessi. L’analogia con il setaccio che cerca oro è quanto mai appropriata: nel tentativo di preservare le grandi “pepite” fotografiche – le immagini celebri che hanno fatto la storia del fotogiornalismo – sono stati persi e dimenticati milioni di piccoli granelli, ugualmente preziosi, che raccontano storie altrettanto significative.

La fotografia italiana sta vivendo una crisi di identità. Se da un lato gli archivi ufficiali e le collezioni prestigiose conservano alcune delle immagini più iconiche, dall’altro, i contributi di tanti fotoreporter e fotogiornalisti, che con impegno e passione hanno documentato eventi minori o locali, restano sconosciuti. Queste fotografie sono spesso frammenti di storie umane, piccoli gesti e dettagli che, sommati insieme, formano un quadro complesso e ricco, ma che difficilmente trovano spazio nelle narrazioni ufficiali.

Il lavoro di Sebastiano di Bari sulle terre martoriate dall’Irpinia non è solo un racconto visivo di distruzione e dolore, ma anche una testimonianza di speranza e resilienza. Le sue foto, mai pubblicate prima, ci offrono uno spaccato autentico della realtà di quei giorni, lontano dalle immagini più conosciute, ma altrettanto potente. La sua opera ci ricorda che ogni fotografo, ogni singola immagine ha il valore di una storia, che va preservata e tramandata.

In un paese dove la memoria storica è spesso fragile e mal custodita, è fondamentale che ci impegniamo a recuperare e proteggere tutto ciò che rischia di perdersi. Le storie raccontate dai fotoreporter non sono solo il frutto di un talento individuale, ma rappresentano la nostra memoria condivisa, quella che rischia di svanire insieme a un archivio dimenticato. Sebastiano di Bari, come tanti altri, ci invita a riflettere su quanto sia importante non solo “salvare” le grandi immagini, ma anche quelle piccole, che compongono la nostra storia.

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Maurizio Riccardi

Fotografo, giornalista, direttore del Gruppo AGR, di cui fanno parte: l'agenzia fotografica AGR, il magazine online Agrpress.it, l'Archivio Riccardi, la sezione Audiovsivi / web e la sezione Comunicazione.Nasce a Roma nel 1960, si può dire nella camera oscura del padre, anche lui noto fotografo della "Dolce Vita". 

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