“Il Testimone del Tempo” di Marì in mostra a Montefalcione

opera di Antonella M. Gensale

L’Associazione Culturale “Panta Rei” ha inaugurato a Montefalcione (AV) un percorso immersivo ed espositivo frutto della ricerca dell’artista internazionale Marì. Il progetto mira ad una ritrovata scoperta della propria interiorità.

Lo scorso agosto, presso gli spazi dell’Associazione Culturale “Panta Rei” a Montefalcione – via Cardinale dell’Olio, 98 – è stata inaugurata la mostra di Antonella M. Gensale, in arte Marì. Il percorso, dal titolo Il Testimone del Tempo, si sviluppa fra gli ambienti della galleria ed il paesaggio dei vigneti irpini, donando al fruitore/fruitrice un’esperienza sensoriale ed immersiva, nata dal dialogo fra arte contemporanea, memoria, natura e tradizione popolare.

Sceneggiatrice teatrale, autrice di contenuti televisivi, poetessa e artista visiva, Marì ha costruito nel corso degli anni una carriera ricca di riconoscimenti ed esposizioni sia in Italia sia all’estero, da Roma a Milano, da Bruxelles a Londra, da Miami a New York.

Ha raggiunto la massima consacrazione con l’approfondimento critico ospitato al Padiglione Nazionale Grenada presente alla 60. Biennale di Venezia Arte. La sua produzione si fonda su una lettura personale e profondamente simbolica della realtà, da lei frammentata e scomposta per restituire la complessità del presente e la fragilità dell’esistenza umana. Al centro della ricerca è il Tempo, inteso non soltanto come dimensione che scorre, bensì come materia nella quale si depositano ricordi, emozioni e possibilità. Tale tematica è il soggetto anche delle precedenti personali ospitate nella stessa galleria di Montefalcione: Intercapedine (2024) e Pensatoio (2025).

Ne Il Testimone del Tempo Marì mette in scena una storia narrata dal marito Angelo Antonio D’Agostino: quella di un bambino e di un serpente bianco con due corna. Un animale che, liberato dalla negatività, recupera qui una connotazione positiva ed arcaica, connessa al folklore locale e all’idea di benedizione, saggezza e rinnovamento. Le sue corna sono il simbolo una di un tempo passato, l’altra dell’avvenire ancora incerto. Creatura del bosco, la leggenda lo vede apparire ogni duecento anni per scegliere un nuovo custode; può manifestarsi in momenti determinati della vita come un segno, annunciando la chiusura di un passaggio e l’apertura di uno nuovo. 

La mostra parte dagli spazi chiusi della galleria e prosegue all’aperto, nei vigneti che caratterizzano il paesaggio di Montefalcione. Le due installazioni del rettile, una all’interno e una all’esterno, materializzano diversi incontri nel tempo con quest’ultimo, ponendo una riflessione sul mito che lo vede comparire accanto al bambino in due momenti distinti: il primo è connesso a quell’inconsapevolezza ed innocenza dell’individuo che, ancora giovane, trova nel miraggio rassicurazione, mentre il successivo avviene dinanzi al bambino ormai adulto, tornato nuovamente nel bosco. E’ qui che quest’ultimo, riflesso in uno specchio d’acqua, non vede soltanto se stesso, ma la sua intera esistenza: le persone e le esperienze che ha scelto di custodire, chi non c’è più e chi ancora non è entrato nella sua vita, ciò che ha dimenticato, le occasioni perse, le possibilità rimaste inesplorate. E’ allora che appare nuovamente il serpente simboleggiando, in tal caso, un’opportunità di comprensione, in modo tale da poter scegliere, nel presente, cosa conservare nel futuro.

Con le due installazioni, l’itinerario assume dunque una forma “bicefala”: da una parte lo spazio della cultura e della galleria, dall’altra quello della natura, nel microcosmo delle vigne irpine. D’altro canto, la seconda collocazione dell’animale nel verde non è stata per Marì una mera scelta scenografica: l’autrice riporta invece la creatura nel suo habitat, riconnettendo l’opera alla terra dalla quale proviene il racconto ed a quell’insieme di leggende, immagini e conoscenze tramandate di generazione in generazione. L’esposizione si inserisce infatti in un progetto più ampio, ovverosia quello di sviluppare, assieme ad altri artisti del territorio, una investigazione etnografica sulle origini, le tradizioni e le leggende popolari locali.

Al termine della visita si giunge in uno spazio intimo: La Stanza della Memoria, che getta luce sul vissuto personale del visitatore/visitatrice. Qui ciascuno è invitato a compiere una ricerca retrospettiva, a riconoscere i nodi che hanno segnato il proprio percorso e ad interrogarsi su ciò che desidera conservare, trasformare o lasciar andare. Già lo specchio posto sul retro della prima installazione allude allo stesso passaggio simbolico: riflettere significa guardare ciò che è stato, ma anche aprirsi alla possibilità di essere e diventare altro. 

Il Testimone del Tempo si presenta dunque come una esperienza ascensionale di maturazione che unisce la forza espressiva di Marì alla volontà di riscoprire e mantenere viva una memoria locale. Un episodio rimasto impresso nella mente di chi lo ha ascoltato e trasmesso, attraverso il linguaggio dell’arte, diventa storia archetipica ancora in grado di parlare al presente. E’ in questa capacità di raccogliere un evento, ricrearlo e restituirlo non soltanto alla comprensione, ma all’esperienza diretta del fruitore, che risiede la forza del progetto: Marì porta l’arte ad un incontro fra ricordo individuale e patrimonio collettivo, trasformando un racconto tramandato in un ambiente da attraversare. L’osservatore/osservatrice rimane coinvolto da immagini, materia, suono e natura, finché non diventa lui stesso/lei stessa il testimone del suo tempo.

La mostra di Marì Il Testimone del Tempo, è aperta al pubblico – ad ingresso libero – presso gli spazi dell’Associazione Culturale “Panta Rei” a Montefalcione (AV).

Web: artemari.it

info e prenotazioni alla mostra (su appuntamento): 353/3608562

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Alessandro Poggiani

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da vent'anni circa, ha lavorato come battitore per libri, saggi ed articoli, e come segretario di produzione per un docufilm su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore, con la Dino Audino editore e con AGR. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e fotografo in occasione di incontri, convegni, presentazioni, fiere librarie, vernissages

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