Trent’anni esatti dopo aver travolto la cultura pop globale come un treno in corsa, Trainspotting (1996) si prepara a fare il suo attesissimo ritorno sul grande schermo: in occasione del suo trentesimo anniversario infatti, il capolavoro diretto da Danny Boyle nel 1996 sbarca nuovamente nelle sale italiane in una scintillante versione restaurata in 4K solamente dal 19 al 21 ottobre di questo autunno.
Tratto dall’omonimo e crudo romanzo dello scrittore scozzese Irvine Welsh, il film ci trascina nei bassifondi di Edimburgo seguendo le vicende del giovane Mark Renton, interpretato da un magnetico Ewan McGregor, e del suo sgangherato gruppo di amici: l’ingenuo e disastroso Spud, il cinico manipolatore Sick Boy e il terrificante e violento Begbie. Più che un semplice dramma sulla tossicodipendenza, l’opera si impone come una dark comedy dal ritmo sincopato che rifiuta ogni moralismo didascalico. Boyle sceglie infatti di mostrare, con la stessa brutale onestà visiva, sia l’euforia onnipotente dello sballo, sia l’abisso degradante e mortifero dell’astinenza, incastrando i protagonisti in un mondo di disoccupazione e noia in cui l’unica ribellione possibile sembra essere l’autodistruzione. Gran parte della potenza immortale della pellicola risiede inoltre nel suo perfetto connubio tra immagini e suono: la colonna sonora non fu un semplice accompagnamento di fondo, ma un vero e proprio manifesto musicale che seppe fotografare la vibrante scena Britpop e l’elettronica degli anni Novanta.
Brani come Lust for Life di Iggy Pop, Perfect Day di Lou Reed e soprattutto l’ipnotica Born Slippy degli Underworld non si limitarono a scalare le classifiche mondiali, ma diventarono la pulsazione vitale e nevrotica delle inquietudini di quegli anni, trasformando il film in un inno indissolubilmente legato alla sua era.
Riproposto oggi in tutto il suo splendore visivo, Trainspotting dimostra di non aver perso un briciolo della sua carica sovversiva. L’arrivo in sala è così un invito esplicito a un’esperienza cruda, esilarante e tragica allo stesso tempo, che continua a parlarci con la stessa urgenza di allora, ricordandoci il coraggio necessario per tirarsi fuori dall’abisso.








