Negli ultimi anni sono aumentati vertiginosamente in Italia i reati a danno dell’ambiente, della natura in genere e per i nostri ecosistemi. Nel 1994 Legambiente coniò il termine “ecomafia” per indicare la complessa trama d’interessi tra criminalità ambientale, criminalità economica e mafie, con attività che di fatto spaziano in settori diversi e con varie ramificazioni.
Le principali aree di intervento delle ecomafie comprendono: il ciclo del cemento, con abusivismo edilizio, cave illegali e appalti truccati; il ciclo dei rifiuti, con le discariche abusive, lo smaltimento illecito; il racket degli animali, con il bracconaggio, il traffico di specie protette o anche il commercio illegale di animali domestici; il patrimonio culturale, con furti di opere d’arte, scavi clandestini e i mercati illegali; infine le filiere agroalimentari, con l’uso di pesticidi illegali, caporalato, sfruttamento degli animali e contraffazioni varie come il fenomeno dell’italian sounding. Riguardo quest’ultima attività, in relazione alle agromafie, secondo l’ultimo rapporto di Legambiente, i reati accertati nel 2024 sono stati 46.358, con 88 inchieste monitorate di corruzione ambientale, in aumento rispetto al 2023, 89 arresti, 8.400 sequestri e 30.284 persone denunciate.
Va sottolineato che i delitti contro l’ambiente sono stati introdotti nel nostro Codice penale dal 2015, quando la legge 68, conosciuta proprio come la legge riforma dei reati ambientali, ha inserito nel codice penale nuovi delitti contro l’ambiente, con pene più severe e segnando di fatto un cambio di passo rispetto al passato, dove la protezione ambientale era relegata solo a sanzioni amministrative e contravvenzioni. Il cambiamento ha consentito negli anni di sviluppare vere e proprie inchieste giudiziarie, che prima non erano possibili. Per questo si tratta di una legge considerata una riforma di civiltà e di rispetto dei “diritti dell’ambiente”.
Contro l’ambiente sono state perpetrate aggressioni continue e attività criminali che hanno fatto, dati alla mano, illecitamente accumulare profitti stimati per un fatturato totale tra il 1995 e il 2024 di circa 269 miliardi di euro (rapporto Ecomafia 2025). Leggendo questi dati e questi numeri, si delinea uno scenario a tinte fosche ed estremamente preoccupante, dove gente senza scrupoli, colma di arroganza e protervia, ladri di futuro che solo per il proprio tornaconto personale, taglia alberi, incendia e distrugge boschi, riversa liquami inquinanti nei fiumi, sotterra e rilascia rifiuti avvelenando territori, saccheggia e demolisce aree archeologiche, caccia, ingabbia e uccide animali protetti, animali da pascolo e animali domestici, spaccia sostanze pericolose e pesticidi illegali.
Gli ecoreati sono sempre in trasformazione, cambiano faccia continuamente. Fondamentale diventa dunque un monitoraggio continuo per tenere alta la guardia e aggiornare le possibili strategie di contrasto, in difesa di diritti, quelli dell’ambiente, che riguardano tutti, nessuno escluso.








