La grande mostra retrospettiva dedicata a Vassily Kandinsky è ufficialmente aperta al pubblico dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027 a Palazzo Bonaparte, a Roma. L’esposizione è organizzata da Arthemisia.
Erano passati 25 anni dall’ultima volta che le opere del maestro dell’astrattismo tornavano nella capitale. Questa volta il pubblico può ammirare più di 70 opere provenienti dal Centro Pompidou di Parigi.
L’obiettivo della mostra è far cogliere ai visitatori l’universalità del messaggio di Kandinsky: ogni colore corrisponde a una forma, ogni forma ha un suono. Da questa corrispondenza nasce un linguaggio capace di raggiungere l’anima umana.
Un ritratto a 360 gradi dell’artista
Kandinsky, però, non è solo questo. La mostra realizzata a Palazzo Bonaparte è un ritratto completo di un vero intellettuale. Nella sua vita, l’artista ha dedicato grande spazio alla ricerca, fondendo insieme tutte le arti. Da questa ricerca è nata una rivoluzione che ha scosso per sempre il mondo dell’arte.
A partire dalle prime sale, dedicate agli esordi della sua carriera, fino ai capolavori più innovativi, il percorso espositivo racconta una storia precisa. La vicenda di Kandinsky dimostra che non è mai troppo tardi per dare vita a una rivoluzione.
Quando un punto vale più di una figura
C’è un momento preciso nella storia dell’arte in cui un uomo decide che, per raccontare il mondo, non serve più dipingerlo. Un punto può dire più di una figura umana. Due semplici linee possono creare da sole una tensione. Un triangolo che tocca un cerchio può avere la stessa forza del dito di Dio che sfiora quello di Adamo nella Cappella Sistina.
Kandinsky ha liberato il colore dal compito di colorare le cose. Ha liberato la linea dal compito di delimitarle. Alla pittura ha tolto persino quello che per secoli era sembrato il suo compito fondamentale: rappresentare ciò che vediamo.
Le radici di una svolta: Roma, Venezia e Monet
Kandinsky non si sveglia una mattina e decide semplicemente di smettere di rappresentare la realtà. Il percorso che porta a questa scelta affonda le radici in ricordi ed esperienze lontane.
A soli tre anni, quando arriva per la prima volta in Italia, Kandinsky vive impressioni che lo accompagneranno per tutta la vita. Più di 40 anni dopo, ricorderà Roma come una foresta inestricabile di colonne. Soprattutto, ricorderà il nero: quello di una gondola veneziana vista di notte, che gli sembra assomigliare a una bara.
Anni dopo, l’artista si trova davanti a un dipinto di Monet. Quel quadro senza un soggetto riconoscibile lo colpisce profondamente.
La musica di Schönberg cambia la direzione della sua ricerca
È la musica, però, a cambiare davvero la direzione della ricerca di Kandinsky. Nel 1911, a Monaco, l’artista ascolta un concerto di Arnold Schönberg, che sta rendendo la musica qualcosa di radicale.
Schönberg mette in crisi l’armonia tradizionale. Lavora sulla dissonanza e rompe gli equilibri a cui l’orecchio è abituato. Pochi giorni dopo quel concerto, Kandinsky dipinge “Improvvisazione 3”. Scrive al compositore e dà così inizio a un dialogo che continuerà negli anni.
Murnau e i primi segnali del cambiamento
Nel 1909 Kandinsky lavora a Murnau insieme alla compagna, l’artista Gabriele Münter. Nei dipinti di questo periodo il paesaggio è ancora riconoscibile: ci sono case, montagne, alberi. Qualcosa, però, sta già cambiando. Le forme diventano sempre più semplici e i colori iniziano a non obbedire più alla realtà.
“Arco nero”: la svolta del 1912
Nel 1912 Kandinsky dipinge “Arco nero”, l’opera che segna la vera svolta. Sulla tela compaiono tre grandi masse di colore che non servono più a colorare gli oggetti: diventano le protagoniste del quadro.
Il rosso è acceso e vitale, il blu è più profondo e interiore, il viola nasce dall’incontro dei due. Poi arriva l’enorme arco nero diagonale, che non delimita nessuna figura. Attraversa semplicemente lo spazio e mette in relazione le diverse masse di colore.
Al Bauhaus: la geometria di “Giallo rosso e blu”
Tredici anni dopo, Kandinsky è al Bauhaus, nel pieno della sua maturità artistica dipinge “Giallo rosso e blu” e la sua pittura diventa ancora più geometrica e strutturata.
Il quadro si organizza attorno a tre grandi presenze. A sinistra domina il giallo, espansivo e dinamico. Al centro arriva il rosso, più stabile. A destra domina il blu, insieme a un grande cerchio scuro.
Comprendere un’opera d’arte
Dentro quelle forme, Kandinsky non nasconde un paesaggio o una figura che il pubblico deve essere abbastanza bravo da individuare. Compie un’operazione molto più radicale.
Per l’artista, punti, linee e colori non sono semplici elementi decorativi. Kandinsky toglie allo spettatore un alibi: quello di pensare che, per capire un’opera d’arte, sia necessario riconoscere un elemento concreto. Ogni forma e ogni colore vengono scelti perché possiedono una risonanza emotiva e spirituale, capace di parlare direttamente all’anima di chi guarda.
KANDINSKY
a Palazzo Bonaparte
Piazza Venezia 5, Roma
Dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027
Orari apertura
dal lunedì al giovedì 9.00-19.30
venerdì, sabato e domenica 9.00-21.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)








