“Nel nome del silenzio”: il docufilm sui legami tra Chiesa e mafia

Nel nome del silenzio

Il docufilm “Nel nome del silenzio”, diretto da Antonio Bellia e scritto insieme al giornalista Francesco La Licata, è stato presentato ufficialmente al Nuovo Cinema Aquila di Roma. Prodotto dalla World Video Production, l’opera affronta uno dei temi più delicati e controversi della storia italiana: il complesso e ambiguo rapporto tra Chiesa cattolica e mafia, dal dopoguerra ai giorni nostri. Un viaggio nel tempo che esplora come potere mafioso e potere religioso si siano intrecciati, a volte sovrapposti e, talvolta, scontrati.

Presentato da Vincenzo Vita, presidente dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), il film è stato accompagnato da un dibattito che ha visto la partecipazione dell’ex Presidente del Senato Pietro Grasso e del giornalista Francesco La Licata. Bellia, già Nastro d’Argento per il docufilm “La corsa de L’Ora” nel 2018, si è cimentato in un’analisi coraggiosa, affrontando il tema senza retorica e mettendo in luce le ambiguità e le complicità tra Chiesa e mafia, ma anche l’impegno dei vescovi e dei preti di frontiera che si sono opposti alla criminalità.

“Quando ho iniziato a lavorare a questa idea mi sono trovato di fronte a una complessità e una ricchezza di temi quasi disarmante”, ha dichiarato Bellia durante la presentazione. “Sono cresciuto immerso nella realtà siciliana e per anni non ho capito come la Chiesa, di fronte a fatti cruenti, non prendesse una posizione ferma di condanna.”

Il film racconta come, nella storia recente, la Chiesa, la società e i poteri – legali e illegali – abbiano intrecciato il loro sviluppo. La cifra stilistica di “Nel nome del silenzio” risiede nel suo approccio antropologico, che documenta riti, simboli e celebrazioni patronali, mostrando come la mafia abbia sfruttato e distorto i valori religiosi per i propri scopi. “Questo film potrebbe riempire i vuoti di un’attenzione irregolare sul fenomeno, fino alla “lieta novella” rappresentata da Papa Francesco”, ha sottolineato Francesco La Licata, coautore del docufilm.

Attraverso l’uso di interviste inedite e materiali d’archivio, il film ripercorre le principali tappe storiche di questo rapporto. Viene evidenziata la reazione di figure come Mons. Salvatore Pappalardo, l’arcivescovo che per primo denunciò apertamente la mafia durante il funerale del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nel 1982, e la svolta rappresentata da Papa Giovanni Paolo II nel 1993 con il suo appello agli uomini di mafia: “Convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio!”. Episodio seguito da numerosi attentati mafiosi, tra cui quello di Via dei Georgofili a Firenze.

Il film offre una visione più approfondita del contesto sociale e religioso, mostrando come la “presunta religiosità” dei boss mafiosi sia stata spesso accettata passivamente dalle istituzioni ecclesiastiche.

“La mafia è pervasiva e non si sconfigge facilmente. È un fenomeno che ancora oggi si insinua nella cultura di massa e nelle istituzioni”, ha affermato Pietro Grasso durante il dibattito. “Un film come questo è necessario per riportare l’attenzione su una realtà ancora viva, che rischia di essere dimenticata.”

L’opera si chiude con un messaggio di speranza, mostrando come la Chiesa abbia iniziato, anche se con ritardo, a prendere posizione grazie all’impegno di uomini come Don Pino Puglisi e Don Peppe Diana, che hanno pagato con la vita il loro coraggio. Un film che non si limita a documentare, ma diventa un potente strumento di denuncia e riflessione.

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Giovanni Currado

Responsabile editoriale dell'agenzia Agr Srl. Giornalista e fotografo, autore di diversi reportage in Asia e Africa. Responsabile dello studio dell'immenso archivio fotografico Riccardi

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