La 58ª edizione di Vinitaly si è conclusa oggi registrando in totale 4mila aziende e 90mila presenze, di cui il 26% da 135 nazioni, 5 in più rispetto al 2025.
Tra i mercati consolidati presenti a Veronafiere, si confermano Germania, Nord America (USA e Canada), Svizzera, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Paesi Scandinavi (Svezia, Norvegia e Danimarca), Polonia e Austria, una testimonianza della solidità organizzativa della manifestazione, capace di garantire continuità e qualità nelle relazioni di business anche in una fase congiunturale cosi complicata.
Per il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo: “Siamo soddisfatti perché in un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee, il risultato raggiunto assume un valore tutt’altro che scontato. La conferma della presenza di oltre 1.000 top buyer provenienti da più di 70 Paesi, selezionati e ospitati in collaborazione con ITA Agenzia unitamente a quella degli altri operatori profilati, testimonia la capacità della manifestazione di attrarre una domanda qualificata e di garantire un’elevata rappresentatività dei mercati. La fiera si afferma così come un’infrastruttura a sostegno dell’internazionalizzazione del settore, capace di favorire incontri ad alto valore aggiunto, accelerare l’ingresso ai mercati esteri e sostenere concretamente la competitività del vino italiano”.
Per il quarto anno consecutivo, anche l’associazione cislina dei liberi produttori agricoli Terra Viva è stata presente al salone internazionale del vino con diverse cantine associate provenienti da molte regioni d’Italia. “Il bilancio di questa esperienza è positivo per noi e per tutti i produttori che rappresentiamo – commenta il Presidente Claudio Risso – anche perché abbiamo portato in questa sede prestigiosa la promozione non solo dei loro prodotti ma di una visione a loro sostegno. Crediamo che il settore vitivinicolo abbia bisogno di una visione ancora più internazionale, e questo vuol dire anche un ruolo di maggiore protagonismo a livello europeo, dove si scrive la nuova Pac, sulla quale anche il mondo della vitivinicoltura dovrà rivendicare le proprie istanze. Rimane grave, ad esempio, l’impatto dei cambiamenti climatici, così come continua a pesare il grande tema della burocrazia, che per i produttori comporta 24 passaggi normativi tra l’iniziale impianto della vigna e la fase finale dell’imbottigliamento, con gravi ripercussioni sulla competitività, sui costi, sugli investimenti: le garanzie per lavoratori e consumatori sono sacrosante, ma i produttori vanno messi in condizione di poter lavorare”.
Tra le priorità avanzate da Terra Viva, implementare i fronti della divulgazione del Made in Italy e della corretta informazione: “Il vino – afferma Risso – è stato ingiustamente criminalizzato: è importante sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela della salute e sul bere responsabilmente, ben altra cosa è la promozione di fake news interessate a sfavorire il settore per avvantaggiarne altri: siamo sul piano della concorrenza sleale. Positivo, in questo senso, il lavoro svolto da Governo e istituzioni per scongiurare etichette allarmistiche che non avrebbero senso. Il futuro del vino italiano passa da un equilibrio intelligente tra tradizione e innovazione: qualità radicata nella storia, competitività costruita con tecnologia, ricerca e nuovi mercati. Servono semplificazione vera e meno burocrazia: il vignaiolo deve stare in vigna e in cantina, non prigioniero di carte, adempimenti e procedure che sottraggono tempo al lavoro”.
Altro tema, conclude Risso, è quello delle aree interne: “Le aree marginali, collinari e interne custodiscono una parte preziosa della nostra identità vitivinicola: lì il sostegno pubblico non è assistenza, ma investimento su territorio, paesaggio e presidio sociale. La loro tutela è un aspetto emerso fortemente anche da questo Vinitaly, dove accanto a tanti grandi produttori hanno partecipato molti piccoli produttori spesso attivi in aree interne e rurali: questo è un aspetto che riguarda le nostre microeconomie territoriali che vanno sostenute con risorse e norme adeguate per favorire politiche di ripopolamento e ricambio generazionale”.
Proprio il ricambio generazionale per Risso rimane il vero nodo strategico: “Senza giovani nelle vigne e nelle cantine non c’è futuro. Occorrono accesso alla terra, credito, formazione e redditività. Il vino non è solo prodotto economico, ma cultura, comunità e valore territoriale: per questo sostenere i produttori significa sostenere l’Italia migliore”.
Vinitaly si è confermato anche punto di riferimento istituzionale, con la partecipazione del commissario europeo all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale Christophe Hansen, del presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e altri rappresentanti del Governo, del Parlamento e delle Regioni.
Nonostante le criticità attuali, si registrano oltre ai mercati consolidati anche alcune aree più promettenti. Tra i mercati a maggior potenziale: Cina, Brasile, Australia, Messico, Corea del Sud, Thailandia, Repubbliche Baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), Serbia e Singapore, evidenziando un progressivo rafforzamento della presenza in aree ad alta crescita. In crescita anche l’interesse dall’Africa, con Sudafrica, Tanzania, Nigeria e Angola, mentre in Asia Giappone e Vietnam si distinguono per dinamismo e attenzione verso le etichette del made in Italy. Tra le novità emerge anche l’Ucraina con una presenza numerosa e qualificata di buyer. La 59^ edizione di Vinitaly sarà a Veronafiere dall’11 al 14 aprile 2027.









