Doppio sogno: l’ipocrisia, la felicità

Doppio sogno - Arthur Schnitzler
Un fotogramma del film Eyes Wide Shut

Esattamente un secolo fa veniva pubblicato il romanzo breve Doppio sogno, scritto da Arthur Schnitzler. Nel 1999 la trama dell’opera verrà sapientemente riadattata da Stanley Kubrick per la realizzazione del suo ultimo film, Eyes Wide Shut, con Nicole Kidman e Tom Cruise come protagonisti.

Un classico è un libro che non smette mai di dire ciò che ha da dire: così Italo Calvino definisce un libro immortale, destinato a rimanere impresso nella storia della letteratura per sempre. Doppio sogno, che si inserisce nell’estetica del decadentismo viennese del XX secolo, racconta in effetti una storia che non smette mai di finire, sganciandosi dai riferimenti spazio-temporali, estendendosi a prospettive nascoste eppure presenti nel filo della vicenda narrata.

L’opera si apre con un’immagine tenera, innocente: quella di una bambina che si addormenta sotto lo sguardo amorevole dei genitori. Albertine e Fridolin mettono a letto la piccola e si scambiano uno sguardo d’intesa: il loro legame sembra solido e il loro matrimonio felice. Tutto inizia, dunque, con la tranquillità di una vita domestica serena e appagante. 

Ma non dura molto. Fin da subito infatti si capisce che, tra l’uomo e la donna, c’è qualcosa che non va. Un muro di gomma fatto dalle cose che non si sono mai detti li separa e sovrasta la vita che hanno cercato di costruire insieme. Improvvisamente, un dubbio atroce salta agli occhi di chi legge: e se fosse tutto finto? Se il matrimonio fosse una convenzione e  la felicità una pura costruzione sociale? E se avessero costruito una famiglia solo perché qualcuno, quando erano ancora piccoli e vulnerabili, aveva detto loro che così andava fatto?

Schnitzler mette tutto in discussione. E i suoi personaggi, caotici e contraddittori, lo seguono senza protestare. Che la storia dei due coniugi sia solo un riflesso di una evidente ipocrisia di stampo borghese? 

Dopo cento anni, la sua opera continua a parlare, proponendo una sfida sempre scomoda. Non è facile contestare la realtà della propria esistenza (accettarla senza discutere sembra una soluzione molto più conveniente). Ma come si può – si chiede lo scrittore – anche solo pensare di poter essere felici, in questo modo? 

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Chiara Cecere

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