In questi giorni, presso l’Aula Álvaro del Portillo della Pontificia Università della Santa Croce, sono stati presentati i risultati della seconda fase della ricerca internazionale “Footprints. Young People: Expectations, Ideals, Beliefs”, realizzata dalla stessa Università, in collaborazione con l’istituto di sondaggi GAD3, un progetto di ricerca nato nel 2022.
I dati della ricerca fotografano il rapporto che i giovani della generazione Z (e non solo), hanno col mondo del lavoro, tra fede, lavoro e impegno civico, sottolineando come il salario sia importante ma non sufficiente a trattenere il talento.
L’indagine è stata condotta tra gennaio e febbraio 2026 in nove Paesi quali: Argentina, Brasile, Filippine, Italia, Kenya, Messico, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, su un campione di oltre 9.000 giovani tra i 18 e i 29 anni.
I temi che sono stati approfonditi dalla ricerca riguardano soprattutto il lavoro, l’impegno civico, la spiritualità nella vita professionale, il telelavoro e il ruolo dei social media nell’informazione.
I risultati presentati, raccontano di giovani sempre meno orientati al solo stipendio, ma piuttosto alla piena realizzazione lavorativa, con tempistiche capaci di tenere in equilibrio i momenti della vita personale con quelli della vita professionale/lavorativa, con una attenzione particolare alle relazioni sociali.
Il dato che più colpisce è quello che conferma che in caso di ambiente lavorativo percepito come disfunzionale e tossico, anche a scapito di stabilità e buona remunerazione, 1 giovane su 2, quindi il 50% del campione, rinuncerebbe al lavoro. Interessante che tra le donne, la percentuale superi il 50%.
Il salario resta fondamentale per circa 1/3 del campione, ma non deve mancare quello che i ricercatori definiscono “stipendio emotivo”, ossia qualità dell’ambiente lavorativo, benessere psicologico, relazioni sociali e soprattutto la capacità di tenere in piedi con dignità’, e senza ossessioni, sensi di colpa ed esaurimenti nervosi, la vita privata e la vita professionale/lavorativa.
Dall’analisi dei dati è stato formulato il fattore felicità (happiness gap), dove si evidenzia come giovani credenti dichiarino un livello di felicità superiore (7,1 su una scala da 0 a 10) rispetto a coetanei non credenti (6,3).
Il senso del proprio tempo trascorso per lavorare diventa fondamentale: le nuove generazioni cercano un impiego che offra un impatto sociale positivo e un forte senso di significato: Il 55% di chi dice di avere una «vocazione professionale» si sente e si considera più felice, contro il 27% di chi non la sente.
Un altro dato interessante è quello legato alla spiritualità e all’’impegno sociale, che nonostante un processo di secolarizzazione ben delineato, rimangono molto sentiti: per oltre il 60% dei credenti il lavoro presenta non solo un significato economico ma anche spirituale.
Come cambia il mondo del lavoro anche in rapporto alle nuove generazioni, e’ un argomento attuale trattato anche nell’ultimo capitolo del film, “Il Diavolo veste Prada 2”. Una generazione intera sembra aver smesso di voler diventare a tutti i costi qualcosa e/o qualcuno, salendo la scala del successo (come il personaggio di Miranda), senza poter prima scegliere liberamente, in base alla completa presa di coscienza, ciò che si perde per “arrivare fin lì”. Le generazioni precedenti sono figlie del dogma “impegnati e sacrificati e verrai ripagato”, con eterne gavette o meglio stage (fa più fico), mal pagati e al limite dello schiavismo. Le nuove generazioni hanno evidentemente capito, anche forse leggendo gli occhi e il cuore dei genitori, che il prezzo potrebbe essere troppo alto, e non ci stanno, il gioco non vale la candela. In un sistema poi, fatto di KPI, budget, tagli, board, algoritmi, advertiser, contributi mancati e mancanti, eredità, riorganizzazioni, etc… la ricerca dello stipendio emotivo, per la felicità, si fa sempre più rarefatta ma necessaria, proprio per ritrovare sé stessi.
“Lavorare per vivere e non vivere per lavorare” sembra dunque rimanere la massima più sentita e confermata, anche dalla ricerca.








